Uno straordinario intervento di trapianto di fegato “domino” è stato effettuato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Si tratta di un caso eccezionale, che viene eseguito soltanto con pazienti idonei e selezionati. Che cos’è però esattamente il trapianto di fegato di questo tipo? Un primo paziente riceve il fegato sano da un donatore deceduto e sempre questo primo paziente fornirà il proprio fegato ad un secondo paziente. In questo modo il primo ricevente diventa anche donatore.
E’ appunto accaduto a Roma, dove due pazienti, entrambi adolescenti e affetti da malattie epatiche diverse, sono stati sottoposti all’intervento e sono già stati dimessi. Il primo paziente, che ha ricevuto l’organo da un donatore non vivente, era affetto da leucinosi, una malattia metabolica conosciuta anche come malattia delle urine a sciroppo d’acero. Si può già manifestare nei primi giorni di vita quando le urine hanno appunto l’odore di sciroppo d’acero. Se non curata può causare un ‘encefalopatia progressiva che però non va ad inficiare le funzioni principali del fegato. Una dieta a basso contenuto proteico può controllare la malattia, che però continua a progredire: in persone affette da questa patologia il trapianto di fegato può essere una buona soluzione, perché permette una sufficiente attività metabolica e permette di tollerare una dieta normale.
Il secondo paziente era invece affetto da una cirrosi biliare cronica, causata da atresia delle vie biliari, ovvero l’infiammazione e l’ostruzione dei dotti biliari che trasportano la bile dal fegato nell’intestino. I chirurghi hanno pertanto asportato il fegato del primo paziente affetto da leucinosi e – attraverso alcuni accorgimenti tecnici – lo hanno reimpiantato nel secondo paziente. La leucinosi infatti non altera le funzioni principali del fegato e chi ha ricevuto l’organo non corre il rischio di sviluppare la malattia metabolica.
Si tratta di una scoperta straordinaria che permetterà ad un numero di pazienti maggiore di avere buone probabilità di avere una vita normale. Il trapianto può essere infatti una soluzione salvavita: nel 2016 sono stati infatti più di 60 i pazienti pediatrici curati mediante un trapianto di fegato o di rene o di entrambi questi organi.
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