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Compiti a casa: perché i nostri figli non li vogliono fare e come aiutarli

Published by
Francesca Nicoletti

Uno dei momenti di scontro quotidiano presenti in ogni famiglia è sicuramente quello in cui i nostri figli devono fare i compiti e non ne hanno alcuna voglia.

Addirittura, uno studio ha scoperto che spesso i genitori non sempre sono capaci ad aiutare i figli nello svolgimento degli stessi.

Ecco, dunque, alcuni utili consigli da parte di due esperte su come poter far fronte a un momento di ansia e tensione.

Compiti a casa: come aiutare i figli senza farli al posto loro

Sono pochi, davvero pochi, i ragazzi che studiano senza alcuna insistenza da parte dei genitori e riescono nel loro intento senza chiedere alcun aiuto. In linea di massima, infatti, i ragazzi tendono a rimandare lo svolgimento dei compiti a casa.

Angelica Moè e Gianna Friso, due docenti di psicologia nonché autrici del libro “L’ora dei compiti”, vengono incontro a noi genitori e ci indicano le motivazioni e le possibili soluzioni.

Le due specialiste sostengono che diversi sono i fattori che rendono difficile lo svolgimento dei compiti, ovvero:

  • assenza di motivazione,
  • emotività,
  • incapacità di pianificazione,
  • scarsa autonomia personale,
  • mancanza del metodo di studio.

Qualsiasi sia la causa, però, i genitori devono essere capaci di sostenere i figli e spronarli a fare il loro dovere (fare i compiti). Quasi sempre, però, tale momento diventa argomento di scontro e ciò, secondo le due psicologhe, è del tutto errato poiché, in questo modo, tutto diventa più difficile.

Come prima cosa Angelica Moè e Gianna Friso consigliano ai genitori di individuare quale sia l’area critica del proprio figlio e cercare di intervenire nel modo giusto:

  • se nostro figlio non dà importanza ai compiti e rimanda lo studio, la difficoltà potrebbe essere legata agli aspetti motivazionali;
  • se, invece, si rifiuta del tutto a farli, bisogna intervenire nell’area delle emozioni;
  • quando, poi, necessitano della nostra presenza vuol dire che mancano di autonomia;
  • se sottovaluta la mole di compiti e rimanda tutto all’ultimo momento, bisogna aiutarli a organizzare lo studio, a pianificare;
  • nel caso in cui, invece, sono gli insegnanti a farci presente che nostro figlio non sa bene come studiare, occorre migliorare il suo metodo di studio.

È anche probabile che nostro figlio abbia da affrontare più problematiche insieme, magari potrebbe essere un po’ demotivato e allo stesso tempo carente di un buon metodo di studio e allora, le due dottoresse, ci suggeriscono di individuare le aree più critiche e a mettere in evidenza, allo stesso tempo, i suoi punti forti.

Angelica Moè e Gianna Friso, in ultimo, ci raccomandano di seguire i sei principi sviluppati da Pomerantz, uno studioso che ha fatto di questo tema il suo studio principale.

Eccoli:

1- Ricordarsi che ogni abilità è malleabile, in crescita, modificabile
Inculcare nei nostri ragazzi il concetto che tutti possiamo riuscire, basta solo volerlo e trovare la strada giusta. Indicare i modi e le strategie per rompere ogni indugio del tipo: «C’è chi è portato e chi no, queste cose non le capirò mai».

2- Il vostro coinvolgimento conta
Interessarsi alla vita scolastica dei nostri figli chiedendo loro, quotidianamente, come va a scuola, voto a parte. Cercare di individuare eventuali difficoltà e aiutarli a superare.

3- Sostenere l’autonomia
Spiegare ai nostri figli che spetta a lui essere responsabile a svolgere il suo dovere e che ne ha le piene capacità.

4- Mantenersi positivi
Non farsi prendere dalla frustrazione, dalla rabbia e dall’ansia dei nostri figli rispondendo con le stesse armi ma, invece, cercando di sfidarlo con frasi tipo: «troviamo una strategia?» e incoraggiandoli esprimendo loro la nostra stima.

5- Fornire un feedback correttivo
Rivolgerci ai nostri figli con frasi positive tipo: «In questo esercizio avresti potuto fare…», «Nel programmarti potresti affrontare prima…», piuttosto che aggredirli e sottovalutarli con frasi come: «Non capisci», «Fai sempre gli stessi errori».

6- Non dimenticare che ogni ragazzo è diverso dall’altro
Evitare assolutamente paragono con terze persone o con il nostro operato ai tempi in cui frequentavamo la stessa classe. Ogni ragazzo è diverso dagli altri e ha caratteristiche proprie.

E voi  unimamme seguirete i consigli di Pomerantz, così come scritto anche su Erickson?

Francesca Nicoletti

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