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Salute e benessere bambini

I nonni possono scoprire prima i sintomi dell’autismo rispetto ai genitori

Published by
Valentina Colmi

Come genitori ci piace pensare di sapere tutto rispetto ai nostri figli, in realtà spesso anche i nonni ne sanno. Non sono soltanto dei baby sitter pasticcioni quindi, ma anche degli abili osservatori.

Un team di ricercatori provenienti dalla Columbia Business School, dalla Carnegie Mellon University  e dal Seaver Autism Center ha infatti intervistato 477 genitori di bambini affetti da autismo e i 196 membri della famiglia allargata raccomandata dai genitori (coloro che si occupano delle cura dei bimbi in loro assenza). Quello che è stato scoperto è davvero interessante.

I nonni possono scoprire l’autismo prima dei medici?

Grazie all‘aiuto dei nonni, infatti, l’autismo può essere individuato fino a cinque volte prima.

Lo studio – che è stato pubblicato sulla rivista Autism – ha mostrato che:

  • la frequente interazione con le nonne potrebbe abbassare di 5 mesi l’età della diagnosi.
  • l’interazione con i nonni è in grado di ridurre l’età della diagnosi di quasi quattro mesi

Attualmente, infatti, la maggior parte dei bambini vengono diagnosticati attorno ai 4 anni, ma i primi sintomi possono comparire anche tra i 12 e i 18 mesi.

L’indagine ha incluso anche amici, fratelli e insegnanti: nel complesso, circa il 50% degli intervistati ha detto di aver sospettato l’autismo di un bambino prima dei genitori. È interessante notare che, solo la metà degli intervistati ha dichiarato di sentirsi a proprio agio a parlare di questi sospetti con i genitori.

Come la maggior parte dei genitori sanno, la diagnosi precoce è la chiave per aiutare i bambini. Allora, perché sembra come tanti genitori siano gli ultimi a realizzare che il loro bimbo possa avere dei problemiNachum Sicherman, autore principale dello studio e Professore di Economia alla Columbia Business School, dice:  “Molti genitori evitare di cercare aiuto per trovare una diagnosi per il loro bambino, anche se sentono che qualcosa non va“. “Spesso ignorano i segni di un problema più grande e guardano dall’altra parte, rendendo il ruolo di membri della famiglia e gli amici fondamentali per accelerare la diagnosi e aiutare le condizioni del bambino“.

Ovviamente se c’è una cosa che più o meno ogni genitore odia è ascoltare i consigli e le opinioni non richieste. Potrebbe sembrare fastidioso e persino giudicante quando la nonna continua a fare commenti sul comportamento di nostro figlio, ma – a quanto pare – qualche volta ha ragione. Forse noi genitori dovremmo ascoltare di più.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Valentina Colmi

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