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“Non eravamo pronti”: racconta il papà della bambina nata per aiutare gli altri

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Valentina Colmi

Vi avevamo già raccontato la vicenda di Kery e Royce, una famiglia davvero coraggiosa: alla 19esima settimana di gravidanza infatti la coppia, che aveva già un figlio, ha scoperto che la bambina che stavano aspettando era anencefalica. Significa che non aveva sviluppato il cervello, nonostante fosse in grado di muoversi e respirare comunque all’interno del grembo materno.

I due genitori invece di perdersi d’animo hanno chiesto ai medici se portando a termine la gravidanza avrebbero potuto donare gli organi. Così alla 37esima settimana era stato programmato un cesareo. Ma le cose sono andate  diversamente.

“Non eravamo pronti”: racconta il papà di Eva, bambina senza cervello nata per aiutare gli altri

Abbiamo incontrato un’organizzazione per la donazione degli organi dell’Oklahoma e abbiamo scoperto che eravamo l’ottava famiglia nello Stato a donare gli organi di un bambino. Non c’erano precedenti come il nostro, forse perché molti genitori di bambini anecefalici non sapevano che fosse un’opzione (le gravidanze di questo tipo di solito finiscono con un aborto).

Il papà racconta di aver singhiozzato quando il loro primo figlio Harrison a vedere la sorella durante un’eco 4D: “E’ mia sorella, ho una sorella!” “I miei occhi hanno cominciato a riempirsi di lacrime visto che avrebbe dovuto dire “Avevo una sorella”.

Il cesareo era programmato per il 2 maggio:”Prima abbiamo fatto il The Big Meeting,” a un incontro con 30 persone al Baptist Hospital che includeva  LifeShare, i medici e infermiere della terapia intensiva neonatale, neonatologi. Eravamo i primi dell’ospedale a donare gli organi e c’era un protocollo da seguire, anche perché si sarebbero potute verificare 3 ipotesi:  1) Eva nata e stabile; 2) Eva nata e non stabile e 3) Eva nata morta”.

Il papà racconta che per dare un senso a tutto questo “volevo essere capace di incontrare e abbracciare e scuotere la mano alle persone che mia figlia ha salvato. Sognavo di andare alle feste di compleanno e al diploma e ai matrimoni”. Questo papà sapeva di poter donare organi interni fegato o reni della figlia, se fosse nata viva

Man mano che la nascita si avvicinava “Avevo pensato di scrivere una lettera a Eva, come ho fatto con Harrison, da dargli al suo 18esimo compleanno. Non l’avrebbe mai letta, ma volevo farlo ugualmente”.

Poco prima del termine della gravidanza però Kery non ha più sentito la bambina: lei e Royce sono corsi all’ospedale dove hanno confermato che non c’era battito e di prepararsi ad un cesareo d’urgenza: “Continuavo a ripetermi “Non sono pronto, non sono pronto”. Purtroppo però la conferma della mancanza di battito ha sancito una terribile notizia: Eva purtroppo se n’era già andata e i suoi organi non avrebbero potuto essere donati.

Le ore che sono seguite sono state le più brutte di tutta la mia vita” ha detto Royce, che non trovava consolazione per ciò che era successo: sua figlia non avrebbe potuto essere utile agli altri come aveva pensato, motivo che li aveva convinti a proseguire la gravidanza.

Il giorno in cui Eva è nata però, LifeShare, ha chiamato la famiglia dicendo che avevano trovato un contenitore per le cornee di Eva. “Non era quello per cui avevamo sperato, ma era tutto ciò che avevamo in quel momento. Ho portato la mia testa tra le mani e ho pianto più forte di quanto avessi mai fatto. Keri ha messo le sue mani sopra la sua faccia e ha fatto la stessa cosa. Lacrime felici“. Sua figlia, venendo comunque al mondo, avrebbe cambiato la vita di qualcuno.

Lei è la prima – non bambina, ma persona – in Oklahoma a donare un occhio intero e lei ne ha donati 2. Grazie a lei, LifeShare ha creato delle connessioni in altri stati per creare dei trapianti di organo in futuro. Hanno un programma di donazione che hanno chiamato “Protocollo Eva“”.

“Non vedrò più mia figlia. Non le potrò più parlare o farla ridere. Ma posso sognare di guardare un giorno nei suoi occhi per la prima volta e scoprire di che colore sono“.

E voi unimamme cosa ne pensate? La vita di Eva, nonostante sia stata breve e intrauterina, ha avuto un senso, non solo per i genitori, ma per chi rivecerà i suoi occhi e per tutti quelli, che come noi, si sono emozionati conoscendo la sua storia.

Valentina Colmi

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