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Partite Iva e maternità: finalmente con la riforma del lavoro nuovi diritti

Published by
Valentina Colmi

Chi è un lavoratore autonomo, ovvero a Partita Iva, non ha alcuna tutela: non ha ferie, permessi, maternità, malattie. Almeno fino ad oggi.

Pare infatti che finalmente il Senato darà il via libera al Jobs Act degli autonomi: la nuova legge riconoscerà appunto malattia, maternità, ferie e tutte quelle tutele finora negate ai quasi 2 milioni e mezzo di lavoratori che sono indipendenti e che non hanno una rappresentanza sindacale.

Partite Iva e maternità: ecco i nuovi diritti

La legge introduce infatti delle novità che possono essere utili a tutte le donne in gravidanza, che spesso per non perdere il lavoro devono riprendere a lavorare pochissime settimane dopo il parto, se non addirittura qualche giorno dopo, e che finora perdevano il diritto alla maternità.

Accadeva infatti che le neomamme con partita IVA, non iscritte a ordini professionali, pur avendo diritto ad un assegno di maternità pari all’80% degli ultimi redditi mensili, per poterli ricevere dovevano non lavorare per 5 mesi. Ma poiché, ciò comportava il rischio di perdere clienti e commesse, in pochissime lo facevano.

Questo cambierà.

La lavoratrice autonoma e iscritta alla gestione separata, con la nuova legge:

  • potrà continuare a fatturare percependo la maternità
  • potrà concordare di trovare un sostituto che abbia le stesse qualifiche professionali per il tempo di astensione dal lavoro
  • il congedo parentale verrà  esteso dagli attuali 3 a 6 mesi e sarà possibile utilizzarlo entro i tre anni dalla nascita del figlio.

In caso di infortunio o malattia per i quali ci si dovrà astenere dal lavoro per più di 60 giorni si potrà:

  • interrompere il versamento dei contributi e dei premi assicurativi per un massimo di due anni
  • in caso di patologie oncologiche sarà riconosciuto dal punto di vista economico l’assenza dall’attività lavorativa pari alla degenza ospedaliera.

Non si verrà più pagati dopo 60 giorni (le clausole di questo tipo saranno considerate illegali) e non si potrà più modificare unilateralmente il contratto di lavoro.

Inoltre, si potrà dedurre fino a 10mila euro all’anno la somma investita in formazione, come corsi, seminari, master, congressi etc.

Infine, per i collaboratori esterni dell’azienda deve essere previsto un compenso uguale a chi è assunto con contratti collettivi.

Fondamentale sarà anche il tempo di astensione dal lavoro, chiamato diritto di disconnessione stabilito tra cliente e lavoratore, durante il quale non si dovrà lavorare.

E voi unimamme cosa ne pensate? Di certo una rivoluzione.

Valentina Colmi

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