Quando guardo le mie figlie so che sono loro la mia idea di futuro. Però sinceramente non so quale sarà il mondo per loro: certo, avranno molte più possibilità, ma forse questo significherà che saranno anche più incerte.
A guardare i risultati del sondaggio dell‘Osservatorio di Demos-Coop e presentato su Repubblica, i giovani d’oggi sono piuttosto in crisi, anche se forse loro non lo sanno.
Per esempio i giovani adulti (che poi per età non sarebbero poi così giovani) – ovvero quelli che hanno un’età compresa tra i 15 e i 36 anni – si ritrovano a vivere un futuro incerto e forse per questo procrastinano l’ingresso nel mondo delle responsabilità cercando di essere sempre giovani.
L’indagine, chiedendo alle diverse generazioni quando finisce la gioventù e inizia la vecchiaia hanno risposto:
In media, la gioventù durerebbe fino ai 52 anni e la vecchiaia inizierebbe a 76.
In sostanza, si vuole allungare la giovinezza e di conseguenza negare la vecchiaia (basti vedere che molte donne di 50 anni che ne dimostrano almeno 10 in meno).
Un altro punto di differenza rispetto al passato è la famiglia: mentre un tempo – neanche troppo lontano per la verità – la si contestava e gli scontri tra figli e genitori hanno costituito anche un periodo storico (parlo della fine degli anni Sessanta e i Settanta), oggi la famiglia, seppur spesso contestata e in crisi, continua ad essere un punto di riferimento: essa è quell’appiglio a cui i giovani si aggrappano per conquistare l’indipendenza (anche se poi non li si lascia andare a casa da scuola anche se sono alle medie).
Allo stesso tempo però è forte anche la voglia di indipendenza: fare carriera è infatti un obiettivo per il 41% dei più giovani (nei primi anni 2000 la percentuale era del 31%).
Nonostante poi si abbiano a disposizione più mezzi tecnologici ci si sente più soli: il 39% , quasi 4 ragazzi su 10, ammettono di “sentirsi soli”. Non basta infatti comunicare attraverso lo schermo di un cellulare o di un computer per avere tanti amici, visto che si è sempre da soli davanti ad uno strumento tecnologico.
In quest’epoca di individualità, anche le passioni collettive come la politica o la religione sono molto meno importanti. Solo il 14% considera importante la politica e il 7% la religione.
E voi unimamme cosa ne pensate?
Intanto vi lasciamo con il post che parla di generazione Z: i giovani d’oggi.
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