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Attualità

I videogiochi sono una cosa seria e ora sono anche uno sport riconosciuto

Published by
Valentina Colmi

I genitori non potranno più dire ai loro figli che giocare ai videogiochi è una perdita di tempo. Quella che veniva considerata un’attività da nerd, chiusi in casa per giornate intere, che allontana dallo studio, ha in realtà una sua dignità. In primis perché esistono master in progettazione di videogiochi e chi ci lavora sono serissimi professionisti, secondo poi perché possono diventare anche un modo per sviluppare delle competenze come:

  • il videogioco è un intrattenimento culturale al pari dei film o delle serie tv
  • in molti casi sviluppa abilità cognitive e deduttivo logiche
  • si migliora la coordinazione occhio mano e la prontezza di riflessi in generale
  • i videogiochi di tipo narrativo raccontano delle storie in cui il giocatore è al tempo stesso spettatore e protagonista grazie all’interattività

Probabilmente avranno considerato tutte queste serie di evidenze se anche il Cio, il comitato olimpico internazionale, ha aperto per la prima volta le porte ai videogiochi come sport, o meglio e-sports. C’è chi storce il naso visto che solitamente non ci si muove per giocare, ma si sta seduti, eppure le motivazioni sembrano essere molto interessanti. Secondo il Cio, infatti: “Gli e-sports competitivi – viene scritto nel comunicato del Comitato internazionale olimpico – possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali”.

Possono essere considerati uno sport perché già da tempo ci sono tornei internazionali e campionati del mondo e chi pratica gli e-sport è un vero e proprio professionista, che vive di quello, facendolo di mestiere e di conseguenza deve effettuare una preparazione fatta di allenamento, apprendimento, dedizione, talento, la conoscenza degli strumenti necessari. In questo caso c’è anche una componente tecnologica, ma ci sono anche degli altri sport come l’automobilismo in cui essa la fa da padrone.

Insomma, una decisione non proprio insensata, anche se sicuramente porterà molte critiche: “gli ‘e-sports’ sono in forte crescita, in particolare fra i giovani dei vari Paesi, e ciò può essere la piattaforma per un coinvolgimento nel movimento olimpico”. Probabilmente già nel 2024 alle Olimpiadi di Parigi si potrà assistere a delle gare di videogiochi.

E voi unimamme cosa ne pensate? Intanto vi lasciamo con il post che parla di videogiochi possono aiutare i bambini, soprattutto i più fragili.  

Valentina Colmi

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