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“Volevo abortire mio figlio con la Sindrome di Down”: il racconto di una mamma

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Valentina Colmi

Abbiamo capito che alla fine non tutto il male vien per nuocere e che anche la tragedia più devastante porta con sé aspetti positivi. Basta saperli cogliere, che la forza poi, se non ce l’hai, alla fine viene. La nascita di nostro figlio ci ha fatto scoprire un mondo che non conoscevamo, ci ha insegnato a non dar niente per scontato e a dare un altro senso alle cose”.

E’ la storia di una coppia che ha passato davvero un periodo difficile: prima la mamma non voleva portare avanti la gravidanza, la terza, poi quando ha deciso di tenere il bambino, la diagnosi è stata di Sindrome di Down. Un altro colpo che però i genitori hanno superato e adesso stringono tra le braccia un bimbo che ha portato loro una gioia inaspettata.

Mamma vuole abortire il figlio con la Sindrome di Down ma cambia idea

La storia inizia qualche mese fa quando il marito si rivolge al Cav, il centro di aiuto alla vita di Merate, si legge su Bergamopost, in provincia di Como, perché sua moglie voleva abortire: la gravidanza era inaspettata, visto che la coppia aveva già due figli.

Non lo volevo questo bambino. Il terzo. Già con gli altri due ero tiratissima, tra casa, lavoro, scuola. E poi mio marito aveva avuto problemi di lavoro e temevo che se si fossero ripresentati non ce l’avremmo fatta ad affrontare tutte le spese e a pagare il mutuo della casa”.

Il papà invece – forte di una fede ritrovata – chiede alla moglie di provare a pensarci, anche con l’aiuto delle volontarie del Cav. La donna però era disperata, visto che tutti attorno a lei, genitori e migliore amica compresi, le dicevano che doveva abortire.

Prende un appuntamento – a cui va sola, perché il marito si è rifiutato di accompagnarla – per abortire e non riesce nemmeno a guardare nell’ecografia suo figlio: “Non me ne importava niente, sono stata tutto il tempo voltata dall’altra parte”.

Quando però il giorno fissato per il raschiamento arriva, la donna non si presenta.

A poco a poco comincia a rendersi conto che come mamma non avrebbe potuto fare una cosa del genere e quindi accetta di tenere il bimbo.

La serenità appare appena ritrovata quando il bitest non lascia dubbi: la percentuale che il bambino sia malato è 1 su 4, altissima. La traslucenza nucale conferma le alte probabilità che il piccolo possa avere dei problemi di salute. “Decisi di fare l’amniocentesi: nel caso in cui il bimbo fosse risultato malato, questa volta avrei abortito per davvero“.

E quando la diagnosi arriva, non lascia scampo a speranze. La donna si fa spiegare dal medico la procedura per l’aborto terapeutico: Il medico mi ha detto che mi avrebbero indotto le contrazioni e che avrei dovuto partorire il mio bambino per poi lasciarlo morire. Quando mi sono immaginata la scena, ho realizzato  che non avrei mai potuto farlo”. 

E così nel buio più totale si è accesa una luce. La coppia decide di tenere il bambino, anche se i dubbi e le paure erano tante.

A dare coraggio alla mamma è stato l’incontro con altre madri di figli con disabilità: “Ho conosciuto alcune mamme, ho parlato con loro, e devo dire che al contrario di quanto mi immaginavo, non ho incontrato donne tristi e depresse ma coraggiose e sorridenti, che mi incoraggiavano ad andare avanti. Questo mi è stato di grande conforto”.

Il piccolo è nato prima del termine e nonostante i ricoveri in ospedale e i ritmi di crescita diversi da quelli dei fratelli, sta tutto sommato bene. “Abbiamo scoperto un altro mondo e siamo felici”.

Non è una storia toccante unimamme? E voi cosa ne pensate?

Intanto vi lasciamo con il post che parla di una mamma che ha deciso di cambiare il mondo per i suoi due figli affetti dalla sindrome di Down. 

Valentina Colmi

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