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Strage a Cisterna di Latina: un carabiniere ha ferito la moglie e ucciso le 2 figlie

Published by
Maria Sole Bosaia

Tragica strage a Cisterna di Latina

Unimamme oggi vogliamo parlarvi della strage di Cisterna di  Latina e delle riflessioni scaturite al riguardo.

Strage a Cisterna di Latina: cosa è avvenuto e i testimoni

Ieri, un uomo, Luigi Capasso, carabiniere in servizio a Velletri, ha sparato alla moglie, Antonietta Gargiulo, che ora è ricoverata in ospedale in gravissime condizioni, e poi ha massacrato anche le figlie 7 e 13 anni, mentre queste dormivano.

Per diverse ore i colleghi delle forze dell’ordine, ancora ignari dell’omicidio delle bimbe, hanno parlato con lui dal balcone vicino all’abitazione in cui si era barricato, chiedendogli di liberare le figlie e costituirsi.

Tutto è stato però inutile, le piccole erano già morte e, poco dopo, anche l’assassino si è suicidato.

Antonietta Gargiulo, in passato, aveva lanciato due esposti nei confronti dell’uomo, dal quale si stava separando.

Nel settembre scorso Luigi Capasso l’aveva aggredita mentre lei si trovava sul posto di lavoro e poi ancora a casa, davanti alle figlie, che da quel momento avevano iniziato ad aver paura di lui ed erano assistite dagli assistenti sociali.

Benché non avesse fatto denuncia, in più occasioni la donna aveva indicato il marito come aggressivo e pericoloso e aveva espresso il desiderio che stesse lontano dalle figlie, in attesa dell’udienza per la separazione giudiziale attesa per il 29 marzo.

In tanti erano a conoscenza della situazione di questa famiglia, ma nessuno ha intuito la gravità e imminenza della minaccia o ha voluto aiutare questa mamma che temeva per sé e le figlie.

Tanto che Luigi Capasso, che viveva in caserma, di recente aveva superato un test psicologico di routine ed era stato dichiarato idoneo al servizio, finendo per compiere la strage con la pistola d’ordinanza.

Nella speranza che Antonietta Gargiulo possa riprendersi dai 3 colpi di pistola con cui il marito ha cercato di porre fine alla sua vita, ora possono parlare solo i testimoni.

Don Livio Fabiani, parroco di Cisterna di Latina, conosceva questa famiglia e i suoi problemi. Nel corso di un’intervista a Tg2000, ha commentato l’accaduto raccontando che aveva consigliato alla coppia di cercare aiuto per superare il momento di difficoltà, confidando che si trattasse di ostacoli superabili.

“Li ho mandati in un centro diocesano di aiuto alle famiglie per superare il momento. Poi evidentemente qualcosa non ha funzionato”.

Anche il vescovo di Latina – Terracina – Sezze – Priverno, monsignor Mariano Crociata, ha voluto intervenire ricordando che davanti a simili orrori tutti siamo, in vario modo, tirati in ballo e interpellati nelle nostre responsabilità”.

Monsignor Crociata ha ricordato che la comunità parrocchiale ha cercato sostenere la famiglia, ma che il loro intervento non è stato sufficiente e infatti ammette: troppo complicato è il groviglio della psiche umana e delle relazioni difficili nelle relazioni di coppia e di famiglia“.

E aggiunge: “due cose forse andranno pensate, col tempo. Due cose che hanno a che fare con l’educazione al senso della persona, degli affetti, delle relazioni, del rispetto, non ultimo al senso della fragilità e all’esperienza dei fallimenti umani, che non diventano mai più importanti delle persone e della vita. Innanzitutto la delicatezza e le implicanze per sé e per gli altri della scelta del matrimonio impongono una educazione al discernimento della persona con la quale si vuole costruire il proprio progetto di vita comune. Ancora spropositato è lo spazio riservato in questo campo all’amore romantico rispetto all’amore come atto di scelta motivata e responsabile. È un compito a cui tutti, società civile e comunità ecclesiale, dobbiamo dedicarci con rinnovata drammatica consapevolezza”.

Infine, Monsignor Crociata esorta a creare reti protettive intorno alle famiglie rimaste isolate e dove spesso regna l’ostilità e in cui, per citare le parole del prelato, “si diventa preda di emozioni e stati d’animo senza più controllo ragionevole di sorta”.

La sua speranza è che si promuova un senso più grande e intimo di solidarietà e premura.

“Ci sono le condizioni per farlo”, conclude su Avvenire.

Unimamme, voi cosa ne pensate delle sue parole?

Le condividete?

Cosa ne pensate di questo ennesimo femminicidio?

Noi vi lasciamo con l’iniziativa, in occasione di Miss Perù, per denunciare le violenze contro le donne e la storia di due bambine italiane rimaste orfane a causa del femminicidio.

 

 

 

Maria Sole Bosaia

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