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La buona educazione scolastica: le riflessioni di un maestro

Published by
Maria Sole Bosaia

buona educazione scolastica – Unimamme, oggi vi parliamo di un argomento che dovrebbe stare a cuore di tutti i genitori: la buona educazione offerta dalla scuola ai bambini.

buona istruzione scolastica: cosa vuol dire?

La scuola italiana deve affrontare, come ben sappiamo moltissimi problemi, il maestro Alex Corazzoli, ne individua alcuni:

  • cosa fare per non scambiare per malattia la semplice immaturità dei bambini
  • perché in Italia si investe poco nei progetti educativi
  • come ci si può opporre alla deriva recuperando la missione primaria delle famiglie e dei docenti nell’educazione

“Io sono un maestro. I miei datori di lavo­ro sono i bambini e i miei maestri sono Mario Lodi, don Lorenzo Milani, Danilo Dolci, Maria Montessori, Alberto Manzi e aggiungo l’amico Daniele Novara” dichiara Corazzoli.

L’uomo sottolinea che, spesso, ovviamente non in tutti i casi, ma spesso, è più facile etichettare il comportamento di un bambino con la sigla di una patologia.

Certo, chi ha davvero un problema dovrebbe essere aiutato e seguito, ma il maestro punta l’attenzione non tanto sui piccoli che hanno problemi di iperattività, ma tutti quelli inattivi, che sembrano già depressi in giovane età.

“Quest’anno vorrei dedicar­mi alla pedagogia del sorriso. Ci vorreb­be, sarebbe utile” aggiunge il maestro.

Corazzoli spiega che gli è capitato di chattare con suoi ex alunni, perché questi non hanno persone che li ascoltano, tantomeno un professore.

Il maestro cita il caso di una sua alunna che ha ricevuto una diagnosi e dunque ha un piano personalizzato. E questo è il risultato:

“Oggi avevamo il test d’ingresso e non sape­vo niente. In matematica ho preso 53.3/100, nell’altro test ho preso 0/8. Sì, faccio davvero schifo, faccio schifo in tutto tranne che nelle cavolate”.

Corazzoli si chiede quindi quali siano i benefici della diagnosi per una ragazza che poi sogna un percorso di studi impegnativo.

“Succede che lei, a 11 anni, si considera uno schifo. E noi lì abbiamo ucciso una persona, e questo è estremamente pre­occupante, o meglio: è il fallimento completo del sistema.”

Il professore sottolinea di nuovo il fatto che, anche in classe, gli insegnanti tendano a etichettare ragazzi con problemi speciali vedendo solo quelli.

Quando il do­cente in classe chiede, come capita spesso: “I DSA che hanno la fotocopia al­zino la mano”, io, fossi uno di loro, mi sentirei etichettato. Mi vergognerei. Cosa possiamo fare di fronte a una scuo­la che ha creato il glossario degli acroni­mi, per decifrare tutte le sigle con cui vengono marchiati bambini e ragazzi? La scuola è tale quando parla veramen­te con i genitori. E Novara afferma una cosa fondamentale: nelle nostre scuole abbiamo bisogno di avere la figura del pedagogista, occorre recuperare le competenze pedagogiche degli inse­gnanti. È in questo che si gioca davvero la sfida per il nostro futuro.

In certe scuole si usano approcci ormai molto datati, come la disposizione dei banchi a uno a uno.

Per evitare che gli alunni si distraggano alcuni insegnanti coprono con delle fasce le finestre.

Questo, molto probabilmente, senza prendere minimamente in considerazione che le lezioni potrebbero essere noiose e valutare alternative per renderle più interessanti.

Corazzoli ammette che alcuni punti chiave fondamentali dei prossimi anni saranno:

  • reclutamento degli insegnanti
  • le metodiche arcaiche
  • la rigida separazione tra materie
  • un sistema di valutazione adeguato

Infine il maestro sottolinea che nell’assunzione del personale docente non vengono considerati i fondamenti della pedagogia.

Tutto questo per cercare di evitare anche un altro aspetto dolente: che i bambini vengano abbandonati a se stessi.

Unimamme, cosa ne pensate di queste riflessioni riportate su CPP?

Noi vi lasciamo con i disturbi specifici dell’apprendimento che hanno invaso le scuole e un approfondimento sul metodo Montessori.

Maria Sole Bosaia

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