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I bambini piccoli prendono decisioni migliori, dice la scienza

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valeria bellagamba

I bambini piccoli prendono decisioni migliori. I risultati di un recente sorprendente studio.

Si dice che con l’età si acquisti saggezza e si prendano decisioni migliori, ma non sempre è così. Secondo un recente studio scientifico, infatti, più si invecchia e peggiori sono le decisioni prese. Lo studio è stato condotto dall’Università di Waterloo e riguarda i bambini.

I bambini piccoli prendono decisioni migliori

L’Università di Waterloo, in Canada, è giunta alla conclusione attraverso uno studio che i bambini più piccoli prendono decisioni migliori di quelli più grandi. Nulla da temere, dunque, per gli adulti. Il vecchio concetto della saggezza che si acquista con l’età non viene meno, perché lo studio riguarda i bambini, analizzati in età diverse, pertanto è circoscritto ad un segmento specifico e non può essere generalizzato. Presenta, tuttavia, aspetti molto interessanti che possono trovare vari ambiti di applicazione.

Secondo le ricerche condotte dall’università, i bambini più piccoli prenderebbero decisioni leggermente migliori dei più grandi, perché questi ultimi crescendo tenderebbero ad ignorare alcune delle informazioni disponibili quando formulano giudizi. Un atteggiamento questo che sebbene efficiente può far commettere degli errori.

I bambini di diverse età non trattano necessariamente allo stesso modo tutte le informazioni e questo è un bene“, ha detto Stephanie Denison, professore associato del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Waterloo, autrice dello studio insieme alla dottoranda Samantha Gualtieri. “Probabilmente i bambini non prendono alla lettera tutte le informazioni che diamo loro. Potrebbero pensarci a modo loro e usare i dati nel modo in cui ritengono che abbia più senso, questo è importante da capire per i genitori e gli insegnanti“, ha spiegato Gualtieri.

In poche parole, i bambini usano delle scorciatoie mentali per formulare giudizi e prendere decisioni, anche perché impiegare tutte le informazioni di cui si dispone richiede molto tempo e un gran dispendio di energie mentali. Solitamente i bambini iniziano a utilizzare queste scorciatoie intorno ai 4 anni di età, ma già a 6 anni le usano agli stessi livelli degli adulti.

Lo studio dell’Università di Waterloo ha cercato di capire come funziona il processo decisionale dei bambini che utilizzano le scorciatoie mentali e come influenza il loro giudizio e la loro capacità di prendere decisioni.

Il titolo dello studio è “The development of the representativeness heuristic in young children” ed è stato recentemente pubblicato sul Journal of Experimental Child Psychology.

I ricercatori hanno studiato 288 bambini in due esperimenti per stabilire se usassero informazioni numeriche, sociali o di entrambi i tipi per formulare giudizi. Lo studio ha dimostrato che il 95% dei bambini di sei anni dipendeva solo dalle informazioni sociali per esprimere un giudizio, rispetto al 70% dei bambini di cinque anni e al 45% dei bambini di quattro anni. I bambini più piccoli erano più propensi a prendere in considerazione entrambe le informazioni.

I ricercatori non ritengono che sia negativo l’uso eccessivo di informazioni sociali da parte dei bambini più grandi, semplicemente mostra come i bambini pesano le informazioni quando prendono decisioni. Anche gli adulti tendono a non usare tutte le informazioni a loro disposizione quando formulano giudizi, probabilmente perché richiede molto tempo e molta energia mentale.

Pertanto, hanno spiegato i ricercatori, mentre utilizzare queste scorciatoie è molto efficiente bisogna essere consapevoli che possono indurre in errore. Pertanto, alle volte si deve riflettere più a lungo e prendere tempo per mettere insieme tutte le informazioni, come fanno i bambini piccoli.

La quantità di tempo che si impiega nell’elaborazione delle informazioni potrebbe dipendere dall’importanza del giudizio o della decisione che si sta prendendo. Quindi è molto importante considerare dove si vuole impiegare il tempo. Hanno concluso i ricercatori.

Lo studio è stato illustrato sul sito web dell’Università, Waterloo News.

Che ne pensate unimamme?

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valeria bellagamba

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