Ambulanze portano via profughi dalla nave Diciotti, ma 4 donne si rifiutano di lasciare la famiglia.
Continua il dramma dei migranti soccorsi e salvati dalla Diciotti, nave della Guardia Costiera, a Ferragosto, in totale da 10 giorni.
Dopo aver permesso a 27 minori non accompagnati di scendere dalla nave che è ferma a Catania oramai da 5 giorni, è stato concesso lo sbarco di altri 17 migranti dei 150 ancora a bordo. La motivazione è “emergenza medica“, per la quale non sarebbe necessario il via libera del Ministero degli Interni: lo sbarco è stato ordinato dall’ufficio di Sanità Marittima. Si tratta di 11 donne eritree e 6 uomini.
Circa le donne è stato confermato che tutte sono state violentate mentre erano nei centri di ricovero in Libia, mentre 5 uomini hanno la scabbia e alcuni soffrono di malattie respiratorie infettive (polmonite e sospetta tubercolosi) mentre l’ultimo ha un’infezione urinaria.
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4 delle 11 donne si sono rifiutate di scendere senza la loro famiglia: i loro compagni infatti non possono scendere se prima non autorizzati dal Viminale.
I restanti 13 sono stati portati in ambulanza all’ospedale Garibaldi di Catania.
Nel frattempo giungono notizie su chi accoglierà i migranti: 20 profughi verranno accolti dall’Albania.
Prosegue anche l’inchiesta per sequestro di persona e arresto illegale da parte del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che oggi ha ascoltato alcuni funzionari del ministero dell’interno preposti alle attività della nave Diciotti. Il fine dell’inchiesta, lo ricordiamo, è accertare se sia leggittima la privazione della libertà personale dei profughi presenti sulla nave Diciotti, che essendo nave della Guardia Costiera è considerata territorio italiano. Occorre, in altre parole, verificare se per impedire lo sbarco era preventivamente necessario un provvedimento della magistratura.
Fino a quando durerà questo braccio di ferro tra Italia e Unione Europea? Intanto al porto di Catania si è tenuta una manifestazione cui hanno aderito, tra gli altri, Pax Christi, Legambiente, Rete antirazzisti, Cobas, Arci, Anpi, con lo slogan “facciamoli scendere ” e “restiamo umani“.
Video: “Il racconto delle donne: “violentate più volte”
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