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Scuola

Il divieto di picchiare i bambini riduce la violenza negli adolescenti

Published by
valeria bellagamba

Vietare di picchiare i bambini riduce la violenza. Lo dice uno studio scientifico condotto in tutto il mondo.

Non bisogna alzare le mani sui bambini, nemmeno a scopo di correzione perché diventano violenti. Sono le conclusioni a cui è giunto uno studio condotto in tutto il mondo. Infatti, ha stabilito lo studio, quando si vieta a genitori ed insegnanti di picchiare i bambini si riduce il. tasso di violenza tra i ragazzi. Ecco cosa hanno scoperto i ricercatori.

Vietare di picchiare i bambini riduce la violenza

Uno studio della McGill University, di Montréal, in Canada, ha accertato che nei Paesi in cui è stato introdotto il divieto assoluto di punizioni corporali, sia a scuola che a casa, la violenza da parte dei ragazzi, maschi e femmine, scende considerevolmente. In poche parole, alzare le mani sui figli li rende violenti.

Una conclusione che forse non piacerà agli educatori più conservatori, a chi sostiene la necessità dello schiaffo o della sculacciata come metodi educativi, ma che è dimostrata da una ricerca che ha coinvolto 88 Paesi nel mondo. Lo studio canadese è stato pubblicato sulla rivista BMJ Open (British Medical Journal) con il titolo Corporal punishment bans and physical fighting in adolescents: an ecological study of 88 countries, “I divieti di punizioni corporali e la violenza fisica negli adolescenti: uno studio ecologico su 88 Paesi”.

Lo studio è stato condotto con un sondaggio che ha coinvolto 403.604 ragazzi e ragazze da agli 11 ai 17 anni, ai quali è stato chiesto se e quanto spesso fossero stati coinvolti in uno scontro fisico nei 12 mesi precedenti.

Da un’analisi delle risposte è emerso che violenze e scontri fisici erano comuni più di tre volte tra i ragazzi rispetto alle ragazze. I maschi sono più violenti delle femmine.

Rispetto ai 20 Paesi senza alcun divieto, nei 30 Paesi dove è in vigore un divieto assoluto di punizioni corporali, sia a scuola che a casa, il tasso di violenza fisica registrato è stato del 69% tra i giovani maschi e del 42% tra le ragazze. Dunque, quando i genitori non possono picchiare i figli e le punizioni corporali sono vietate a scuola, la percentuale di scontri fisici nei ragazzi diminuisce di più di due terzi.

Invece, nei 38 Paesi dove si applica un divieto parziale, che vieta cioè le punizioni corporali a scuola e da parte di educatori ma le consente entro certi limiti in casa, la violenza fisica è risultata inferiore solo tra le ragazze (pari al 56% nei paesi senza alcun divieto).

I dati rimangono gli stessi anche quando vengono presi in considerazione parametri come la ricchezza di un Paese, le percentuali degli omicidi e i programmi governativi per ridurre l’esposizione alla violenza. Il che dimostrerebbe che a fare la differenza non sono tanto le condizioni di un Paese, ma le punizioni corporali e come vengono limitate.

I ricercatori sottolineano che le punizioni fisiche ripetute possono rafforzare i pensieri aggressivi, insieme alle emozioni e le azioni aggressive.

Lo studio è stato ampiamente discusso nel Regno Unito, se n’è occupato anche il MailOnline. Nel Paese non esiste un divieto assoluto di picchiare i bambini come metodo educativo, ma c’è una crescente pressione per mettere fuori legge l’alzare le mani sui bambini a casa, in Inghilterra; mentre Galles e Scozia lo stanno facendo.

Secondo i critici del divieto, però, i governanti non dovrebbero intromettersi nella vita delle famiglie cambiando una legge che alla fine consente le punizioni corporali dei bambini a casa finché non provochino danni fisici o mentali.

Tra i Paesi in cui, entro questi limiti, si possono schiaffeggiare o sculacciare i bambini a casa (ma non a scuola) ci sono il Regno Unito, gli Stati Uniti, il Canada e anche l’Italia. Questi Paesi hanno un tasso di violenza del 56%, più basso solo tra le ragazze, mentre non c’è differenza per i ragazzi.

Lo studio scientifico dell’università canadese ha preso in esame diversi Stati, da quelli a basso reddito a quelli ad alto reddito, e costituisce una delle più grandi analisi transnazionali sulla violenza giovanile.

Degli 88 Paesi oggetto dello studio:

  • 30 hanno proibito in modo assoluto le punizioni corporali a scuola e a casa
  • 38 hanno introdotto un divieto parziale, solo per le scuole e gli educatori, ma non a casa
  • 20 non hanno introdotto alcun divieto

La conclusione dello studio è che il divieto di punizioni corporali è associato ad una minore violenza giovanile. Gli studiosi hanno comunque precisato che non è chiaro, se i divieti di punizioni corporali abbiano accelerato dei cambiamenti nella disciplina dei bambini o se riflettano un contesto sociale che inibisce la violenza giovanile. La progettazione dello studio e i limiti dei dati non consentono di cogliere questa differenza. Comunque, i risultati sostengono l’ipotesi che le società che proibiscono il ricorso alle punizioni corporali sono meno violente per i giovani che stanno crescendo rispetto a quelle che non lo proibiscono.

Che ne pensate unimamme di questo studio? Siete d’accordo con le conclusioni?

Sull’argomento vi ricordiamo i nostri articoli:

valeria bellagamba

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