Una bambina è costretta a mangiare da sola a mensa perché i genitori combattono per il pasto da casa.
Unimamme, solo poco tempo fa a poca distanza dall’inizio delle lezioni i genitori torinesi avevano rivendicato il diritto dei figli al pasto da casa.
La Cassazione infatti aveva indicato che non esiste un diritto dei genitori delle scuole elementari e medie per poter scegliere tra mesa e panino da casa.
Questo aveva mandato su tutte le furie moltissimi genitori.
C’è però anche un altro aspetto, quello dei bambini costretti a mangiare da soli perché, appunto, si portano il pasto da casa.
Nella scuola Manzoni di Torino, per esempio, c’è una bambina delle prime che consuma il pasto preparatole dai genitori nell’aula di religione, con un’insegnante come sorvegliante. Nella mezz’ora di intervallo gli altri compagni della scuola di Corso Svizzera pranzano tutti insieme il cibo fornito dalla mensa, stando insieme, rafforzando il loro legame, ma questa piccolina no.
Lei è esclusa.
A metà pomeriggio, quando la mamma va a riprenderla lei chiede sempre “perché”.
Questa triste situazione, secondo i genitori che sostengono il pasto da casa è diventata il simbolo “di una scuola che piuttosto di trovare una soluzione, di aspettare che si arrivi al 31 ottobre per decidere, impone da subito di iscriversi in mensa, preferisce lasciare mangiare da sola una bambina, nei primi giorni di scuola. Questa è segregazione, è discriminazione “.
Probabilmente la Preside, Maria Grazia Di Clemente, usa questa vicenda per fare pressione sui genitori sostenitori del panino da casa. Loro però non demordono. “Non può tornare. perché oltre alla questione di libertà di scelta c’è anche un altro problema. Non economico come pensano in molti. La mamma deve controllare il cibo. E soprattutto il peso della figlia. Così riesce a tenerla sotto controllo. Mangiando in mensa sarebbe impossibile”.
I genitori di questa scuola elementare raccontano: “Il suo fratello più grande al contrario della sorella in mensa non mangiava nulla. Appena una mela”. Così i genitori gli davano il pasto da casa.
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I genitori del comitato inizialmente consigliavano: “Cercate di far capire ai piccoli che è come un gioco, una volta si mangia in un’aula, una volta in un’altra. Dopo quattro giorni che mangi da sola con la maestra è difficile passarlo come un gioco. Uno ci prova, ma la bambina vuole stare con gli altri, è l’inizio della scuola. Basterebbe farla mangiare allo stesso tavolo degli altri, magari spostando l’orario, trovando la soluzione migliore”.
I genitori di questa scuola non sono rimasti inermi, hanno contattato l’Asl facendo partire una segnalazione allo Spresal.
Unimamme, noi speriamo che la situazione raccontata su Repubblica si risolva presto per il bene della bimba.
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