Alena Seredova con il neonato abbandonato perché malato di Ittiosi Arlecchino. Il suo dolce racconto.
La Seredova, mamma di 2 bambini, modella ed ex compagna di Buffon, è testimonial dal 2005 della Fondazione Crescere Insieme dell’ospedale Sant’Anna di Torino, una onlus che ha come obiettivo quello di migliorare il Reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, e quindi visita spesso i bambini di questo reparto.
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Vi abbiamo da poco raccontato la storia del neonato abbandonato dai genitori in ospedale e che da mesi aspetta di trovare una casa. E’ stato il primario di Neonatologia dell’ospedale Sant’Anna di Torino, lo stesso che ha rilasciato le dichiarazioni su Giovannino, a far incontrare la soubrette con il piccolo. Farina è infatti anche il pediatra dei suoi figli.
L’incontro è avvenuto a settembre, quindi non nei primissimi giorni, che sono i peggiori, e il bambino aveva la pelle secchissima e con piaghe, ma era unto. Grazie alle attenzioni di medici e infermieri, racconta la Seredova, “Non sembrava sofferente, non piangeva. Si vedeva che era curato con amore. Ho incontrato un bimbo molto vispo, super sveglio”.
Vedendolo la Seredova si è ricordata che quando è nata, a Praga, i medici avevano pensato che anche lei avesse l’Ittiosi: “Papà ricorda sempre che, quando mi vide nella culla dell’ospedale, tutta coperta di squame, fece un balzo all’indietro per lo spavento, poi cominciò a piangere. Giovannino ha una malattia rara per la quale non si conosce cura. Io, invece, ero solo nata con la pelle molto asciutta perché ero stata troppo in pancia” ha spiegato al Corriere.
Alena Seredova ricorda molto bene le emozioni provate nel momento in cui ha tenuto in braccio Giovannino: “mi hanno raccontato la sua storia e vederlo è stato un momento molto forte“. La Seredova si è messa nei panni dei genitori e ha sofferto pensando al dolore provato nell’abbandonarlo: “So che sono più o meno miei coetanei, che l’hanno avuto con una fecondazione assistita e che, nonostante, tutti gli esami preventivi, era stato impossibile diagnosticare in anticipo una malattia così rara. Non mi sento di giudicarli“.
Che ne pensate delle parole di mamma Alena? Concordate con lei? Sapevate di questo suo impegno sociale molto bello?
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