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Attività fisica “libera” dal 4 maggio: come farla in sicurezza secondo la scienza | VIDEO

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Valentina Crea

Come fare attività fisica in sicurezza durante l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando. Dal 4 maggio si potrà fare attività fisica, ma da soli.

Attività fisica “libera” dal 4 maggio: come farla in sicurezza secondo la scienza – Universomamma.it (Credits: Eindhoven University of Technology)

Nella fase 2 che prenderà il via tra pochi giorni è stata concessa alla possibilità ai cittadini di poter riprendere a fare attività fisica. Sarà però necessario mantenere le distanze e si potrà fare attività fisica in solitaria ed evitando assembramenti. Si sta ancora discutendo se sarà anche necessario usare o meno le mascherine.

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Attività fisica in sicurezza: i dubbi sull’uso delle mascherine e la distanza da mantenere

In merito a questo ultimo punto ci sarebbero dei dubbi, le mascherine potrebbero fare più male che bene, come riportato anche da Medicalfacts. Svolgere attività fisica con la mascherina potrebbe essere pericoloso perché durante questa attività il nostro organismo ha necessità di respirare bene ed innesca un metabolismo energetico inalando ossigeno ed emettendo anidride carbonica con una frequenza abbastanza elevata. Nel caso si abbia indosso la mascherina si creerebbe un’atmosfera ricca dell’anidride carbonica dai noi stessi espirata durante lo sforzo. Si va così ad inspirare un’aria con un’eccessiva concentrazione di questo gas e una minor concentrazione di ossigeno con conseguenze anche importanti: “capogiri, stato confusionale, mal di testa, aumento della frequenza respiratoria, tachicardia, fiato corto, aumento della pressione, perdita della coordinazione, problemi di vista, cianosi, stanchezza precoce e anche la perdita dei sensi e lo svenimento, perché se il corpo non può svolgere il lavoro a cui lo sottoponiamo l’unica arma di difesa che ha è quella di fermarsi, volenti o nolenti”. L’idea migliore, secondo la giornalista, sarebbe quella di rispettare le distanze e non indossare la mascherina.

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C’è poi uno studio recente, basato sulla fluidodinamica, che dimostra che la distanza la distanza per chi pratica la corsa, pedala in bicicletta o comunque per chi fa sport, di un metro e mezzo potrebbe essere insufficiente ad allontanare il rischio di contagio. Lo studio è stato effettuato dei ricercatori della Eindhoven University of Technology e dell’Università di Leuven, e mette in evidenza, usando anche dei simulatori, come la scia di goccioline (di dimensioni che vanno dal micrometro a millimetri) lasciata nell’aria da chi ci precede, possa richiedere fino a 20 metri di distanza. Il professore di aerodinamica che ha coordinato lo studio, Bert Blocken, ha dichiarato: “Quando ti muovi, corri, vai in bici, cammini, in realtà stai creando un’area dietro di te che viene spesso chiamata scia”.

Il video riprende una situazione di jogging ed il respiro di chi lo pratica. Dai calcoli si deduce che mantenere una posizione inferiore ai 10 metri rispetto a chi ci precede potrebbe rappresentare un potenziale pericolo. La distanza di sicurezza varia in base all’attività fisica della persona che ci precede:

  • se sta camminando almeno 4 metri di distanza
  • se sta praticando jogging, almeno 10 metri
  • se sta pedalando su una bicicletta almeno a 20 metri.

Il coordinatore dello studio ha poi affermato: “Quando le persone parlano, respirano, tossiscono o starnutiscono, generano delle goccioline nelle quali eventualmente si annida il virus, se presente. Mentre le goccioline più grandi tendono a cadere per terra per prime, quelle più piccole possono rimanere nell’aria più a lungo, quindi è importante che una persona che si trova dietro un’altra non finisca per camminare, correre o pedalare dentro questa nuvola di goccioline”.

Dai dati dello studio aerodinamico, che comunque è ancora in fase di aggiornamento, dimostra che procedere ad una piccolissima velocità potrebbe lo stesso andare a contagiare chi è dietro. Ad un ritmo moderato di 30 chilometri all’ora (8,3 metri al secondo), qualcuno che si trova più indietro di due metri verrebbe a trovarsi esattamente nella tua stessa posizione 0,24 secondi dopo. Le goccioline impiegano più di mezzo secondo per atterrare sul terreno, anche se ci sono delle variabili che farebbero cambiare questi dati, come il vento, la temperatura e l’umidità.


Questo studio ha innescato un interesse da parte di diversi virologi ed epidemiologi.

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Voi unimamme cosa ne pensate di questo studio?

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Attività fisica “libera” dal 4 maggio: come farla in sicurezza secondo la scienza – Universomamma.it (Credits: Eindhoven University of Technology)
Valentina Crea

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