La fidanzatina lo molla e lui per vendetta posta le sue foto osé sui social: protagonista è il sottile filo che intercorre tra amore e odio.
Una storia che a raccontarla fa venire davvero i brividi e che vede come protagonisti due giovani ragazzi, che per vendetta si sono spinti ben oltre la classica ‘ripicca in amore’. Talmente oltre, che il finale è imprevedibile.
La passione, i primi amori, la gelosia: l’età in cui i sentimenti vengono amplificati all’ennesima potenza, quell’adolescenza dove ci sembra che tutto sia possibile, dove la prima fidanzata appare come la donna della tua vita, quando volano promesse, sogni di vita insieme, sentimenti che sembrano imperituri. Poi la volubilità dell’età e tutto svanisce: tradimenti, ripensamenti, rotture che almeno per uno dei due si trasformano in cocente delusione, in rabbia.
Per dirla in termini “anglosassoni”, il reato, ormai fin troppo comune ai tempi dei social, diventate vetrine di vizi e virtù, si chiama Revenge Porn. Lui o lei, abbandonati d’improvviso e feriti, pubblicano in rete foto della relazione appena conclusa. Stavolta è lui a entrare nel profilo di lei, conosceva la password, e a prelevare immagini spinte. Poi arrivano i post, espliciti e scatta anche la denuncia.
Si dipana il sottile filo, quasi invisibile, tra amore e odio. Dall’amore, che doveva essere eterno e indistruttibile, il passo è breve verso le aule dei tribunali. Lui, il fidanzato mollato, ha 19 anni: lei aggravante, è minorenne, e all’epoca della relazione aveva addirittura 13 anni.
La legge parla chiaro e la punizione può essere davvero severa. Per il ragazzo, originario del bergamasco, il giudice decide per una condanna a sei mesi di reclusione. Il reato è diffamazione. Per fortuna la pena è sospesa, non si aprono le porte del carcere, ma la condanna è una macchia indelebile per il futuro.
Gli avvocati della difesa le hanno provate tutte, hanno fatto perno sulle attenuanti della giovane età, sostengono che le foto sono apparse in rete solo pochi istanti e che nessuno le avrebbe scaricate. La condanna però arriva inesorabile, a 4 anni da quando quell’amore esplodeva, fortissimo, un sentimento che sembrava destinato a superare qualsiasi ostacolo e difficoltà.
Le normative vigenti parlano chiaro. I social, da utile strumento di comunicazione, possono diventare arma affilata per fare del male, per diffamare, per consumare la propria vendetta, con parole, immagini, video. E così una relazione che in fondo poteva essere un piacevole ricordo di una età spensierata, si trasforma in rabbia, odio, vendetta. E tutto ciò che di bello è stato viene offuscato dal desiderio di fare del male, di vendicarsi. Il finale di una storia decisamente fuori controllo, però, è dei peggiori.
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