Fotografare i minori senza il consenso dei genitori non è legale, nemmeno al mare. Bisogna essere pronti ad agire quando c’è qualcuno con secondi fini.
La spiaggia è sicuramente un ambiente dove nessuno si risparmia in termini di selfie, foto panoramiche e scatti improvvisati sul bagnasciuga. Vero è che a meno che non ci si trovi a un evento come un concerto o un party sulla spiaggia non è corretto immortalare gli altri. In particolare quando si tratta di bambini o ragazzi minorenni a meno che non si abbia il consenso dei genitori che li accompagnano. Anzi, al mare la questione si fa delicata perché i ragazzini sono in costume da bagno e non si sa che fine facciano le loro foto.
Anche qualora si ottenga il consenso da parte della famiglia a meno che non vi sia una liberatoria questo può essere revocato quando si vuole. La situazione diventa ancora peggiore qualora il piccolo o la piccola immortalata nella foto stesse per cambiarsi o fosse momentaneamente senza il costume. Le foto a quel punto diventerebbero a tutti gli effetti immagini di pedopornografia se prese di nascosto senza la consapevolezza del bimbo e il consenso dei genitori.
La ragione sta nella definizione stessa di materiale pedopornografico. Esso infatti comprende ogni rappresentazione (foto o video) sia di minori in atteggiamenti sessuali che di ragazzini che esibiscono i genitali. Si applica in ogni caso, anche al bimbo di tre anni a cui hanno tolto per qualche minuto lo slip.
Quando i bambini hanno il costume o sono ancora in calzoncini allora il discorso è più leggero. La foto senza autorizzazione costituisce un illecito civile, che però può permettere ai genitori di chiedere un risarcimento. In particolare si parla di danno morale se la foto viene pubblicata sui social, sempre senza chiedere il consenso. Al pagamento dei danni si può aggiungere l’ordinanza di rimuovere le immagini incriminate.
Il reato si configura qualora dagli scatti dei bambini si ottenga un guadagno in termini monetari per esempio vendendo la foto attraverso il web. In tal caso si tratta di un’azione svolta a scopo di lucro e non si parla più di una semplice multa. Anzi, si rischia la reclusione fino a tre anni per trattamento illecito dei dati personali.
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