Un gennaio che assomiglia a un campanello d’allarme: ambulatori più affollati, chat di classe in fermento, genitori che riaprono il libretto vaccinale. Il morbillo torna a farsi sentire e chiede attenzione, dati alla mano e testa fredda.
La fotografia è netta. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), tra il 1 e il 31 gennaio 2026 i casi confermati sono 84, contro i 34 dello stesso periodo 2025: è un balzo del 147%, vicino a “triplicare”.

Nove Regioni hanno segnalato episodi, con la maggior parte dei focolai in Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Calabria. Età media 28 anni, ma l’incidenza più alta è tra 0-4 anni. Due i casi in lattanti sotto l’anno.
Il dato più duro è questo: il 90,9% non era vaccinato. E in oltre un terzo dei pazienti si è presentata almeno una complicanza (polmonite, epatite). Il morbillo non è una “malattia dell’infanzia” da album dei ricordi: è uno dei virus più contagiosi. Una persona infetta può trasmetterlo a molte altre non immuni, e chi non è coperto ha circa il 90% di probabilità di ammalarsi se esposto. La contagiosità inizia 3-4 giorni prima dei sintomi e dura fino a 4 giorni dopo la comparsa dell’esantema: è qui che scatta la scintilla.
Mi torna alla mente la sala d’attesa del pediatra: una mamma sfoglia il libretto, trova una casella vuota, sospira. Sono gesti piccoli che oggi pesano come scelte collettive.
Vaccino MPR: perché adesso
Il messaggio è lineare. Recuperare le coperture vaccinali taglia le catene del contagio. Il vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia) si somministra a 13-15 mesi, con richiamo a 5-6 anni.
Per chi è rimasto indietro, esistono percorsi di “recupero” anche in adolescenza e in età adulta: chiedere al proprio medico o al centro vaccinale. Il profilo di sicurezza è alto; gli effetti collaterali più frequenti sono lievi e di breve durata (per esempio un po’ di febbre). Eventi seri sono rari, ma è giusto parlarne con il pediatra e sciogliere i dubbi con informazioni affidabili.
Il quadro oltreconfine conferma la tendenza. Lo ECDC ha contato 7.655 casi in Europa nel 2025, con 8 decessi (Francia, Romania, Paesi Bassi). L’OMS ha segnalato il ritorno della “trasmissione endemica” in sei Paesi europei e asiatici sulla base dei dati 2024. Negli Stati Uniti e in Messico, i primi mesi del 2026 hanno visto un aumento importante di casi e le autorità panamericane stanno rivedendo lo status di “measles-free”. Segno che la geografia, da sola, non protegge più: si viaggia, ci si muove, i virus seguono le persone.
Ecco tre azioni semplici, oggi: Controllare il libretto vaccinale di figli e adulti di casa. Se manca una dose, prenotare il recupero. In caso di febbre ed esantema, restare a casa e sentire il medico. Evitare contatti con bimbi piccoli, donne in gravidanza e persone fragili. Parlare con fonti competenti. Meno rumorosa, più utile: la buona informazione pesa.
Nel mio condominio è comparso un biglietto sull’ascensore: “Se qualcuno ha bisogno di aiuto per le prenotazioni vaccinali, suonare al 4° piano”. Non è uno slogan: è comunità. Forse la domanda vera è questa: quale piccolo gesto, oggi, può spezzare una catena di contagi domani? A volte basta una spunta in più su quel libretto, fatta al momento giusto, per rimettere in moto la fiducia. E la salute.