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Le prime parole dei bambini: non tutti sono uguali!

Published by
Valentina Colmi

Un bambino attorno ai 18 mesi è ormai una persona in miniatura: sa camminare, afferra gli oggetti con quella che viene chiamata “pinza superiore” (no, non è che improvvisamente gli si sono sviluppate le chele: semplicemente riesce ad utilizzare tutta la mano e non solamente il pollice e l’indice) e in più comincia anche a parlare, ripetendo delle parole semplici, come mamma, papà, acqua, palla…

Secondo le ricerche, dovrebbe essere in grado di pronunciare dalle 20 alle 30 parole. Questo è ovviamente indicativo: non fatevi prendere dal panico se il vostro piccolo ne conosce di meno. Ogni creatura ha infatti ha il proprio percorso e non bisogna preoccuparsi se nostro figlio è meno chiacchierone rispetto ad un altro.

Come riporta il mensile Primi Anniun maschietto tende per esempio a parlare di meno rispetto ad una femminuccia della stessa età: ciò avviene perché le bambine hanno uno sviluppo linguistico superiore di cinque volte rispetto ai coetanei maschi.

Quando poi i bambini sono gemelli, il forte legame che c’è tra loro potrebbe far ritardare lo sviluppo del linguaggio: è probabile che creino un proprio vocabolario; per questo i genitori non devono ripetere le parole che i figli pronunciano, ma incoraggiarli verso la giusta direzione trascorrendo con ognuno di loro, separatamente, del tempo di qualità.

Una buona cosa da attuare è stimolare il bambino in vari modi, tra cui :

  • raccontandogli delle storie, ovviamente con parole di facile comprensione;
  • leggendogli dei libri. Le figure colorate e la voce, di chi gli sta narrando ciò che c’è scritto, lo aiuteranno sicuramente nella comprensione del mondo che lo circonda.

Un altro consiglio pratico è parlare col bambino in modo semplice, accompagnando le parole ai gesti; rivolgersi a lui con tono dolce e instaurare un vero e proprio dialogo dando al bambino il tempo necessario per rispondere.

Cosa fare quando il bambino dice le prime parole, ma non è ancora padrone della corretta pronuncia? Non bisogna riprenderlo per non fargli perdere fiducia in se stesso, ma fargli capire che quella parola non è stata pronunciata correttamente. Se per esempio dice: “mamma, acca” al posto di “mamma, acqua”, gli si potrà rispondere: “adesso ti dò l’acqua”. Sgridarlo, perché non ha detto una parola correttamente, potrebbe in un certo senso farlo regredire e portarlo a indicare un oggetto con il dito, rinunciando a pronunciarne il nome ad alta voce per paura di essere ripreso.

Quindi…quale libro gli leggerete stasera? 😉

Valentina Colmi

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