Quando la tenacia paga: nonna ritrova il nipote dopo 36 anni

A volte la tenacia e la speranza riescono a fare miracoli ed è questo che è accaduto a Estela de Carlotto, fondatrice delle Nonne di Plaza de Mayo che ha incredibilmente ritrovato il nipote dopo 36 anni.

La storia di Estela e di suo nipote, che lei ha sempre chiamato Guido poiché così aveva deciso di chiamarlo sua figlia Laura che le scriveva dal carcere, si intreccia al periodo buio della dittatura argentina del generale Jorge Videla, dal 1976 al 1982, durante la quale migliaia di persone vennero rastrellate e fatte sparire dal regime.

Così accadde anche al marito e alla figlia di Estela, un’ex maestra ora ottantaquattrenne diventata il simbolo di un’organizzazione, Las Abuelas de Plaza de Mayo, che ha preteso giustizia per i propri cari e che l’ha condotta al cospetto di due Papi e ad essere candidata come Nobel per la pace insieme alle altre abuelas.

La figlia di Estela, Laura, venne rapita nel 1977 mentre era incinta e diede alla luce un figlio che le fu strappato dalla braccia poco dopo il parto per essere affidato a una famiglia che l’ha cresciuto fino ad oggi e che ora rischia pesanti carichi penali.

Guido, che in realtà si chiama Ignacio Hurban, si è sottoposto all’esame del dna qualche mese fa perché nutriva sospetti circa la propria origine e così, finalmente, ha scoperto la sua triste storia.

Ma se da una parte Ignacio è ancora frastornato per la novità, Estela de Carlotto è al culmine della gioia per aver ritrovato il nipote tanto a lungo cercato “non volevo morire senza abbracciarlo. Voglio vederlo, toccarlo...È bellissimo, ha i lineamenti dei Carlotto ed è un musicista come suo cugino” ha riferito la donna in conferenza stampa.

L’associazione delle Abuelas de Playa de Mayo finora  ha ritrovato 113 dei figli dei desaparecidos argentini, bambini sottratti alle madri e affidati a coppie conniventi con lo spietato regime dell’epoca che hanno potuto riabbracciare quel che rimane delle loro vere famiglie.

Così è avvenuto anche per Ignacio.

Dopo 2 mesi dalla nascita del nipotino, nel 1978, Estela de Carlotto venne convocata dai militari che le consegnarono il cadavere della figlia, quasi un privilegio rispetto alle altre migliaia di persone di cui non si è saputo più nulla: i desaparecidos.

La donna però, come molte altre sue coetanee, non si è mai arresa e finalmente ha potuto coronare il suo sogno, che forse potrà lenire un po’ il dolore per la perdita degli altri suoi cari ormai morti. Il marito di Estela, Guido, era di origine italiana ed è per questo che la sua storia ci tocca ancora di più, insieme all’affetto che questa donna straordinaria nutre per il nostro paese.

Come altre storie di ritrovamenti, tra cui quella tra Lupe e suo fratello dopo anni di separazione, anche questa che affonda le sue radici in un tragico periodo storico non può che rallegrarci e farci sperare in una luce anche nei drammi più profondi.

E voi Unimamme come vi sentite davanti a questa storia che premia la forza dello spirito umano?

 

Fonte: La Stampa/ Ansa.it)

 

 

Gestione cookie