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Categoria Salute e benessere bambini

La classifica delle facoltà meno utili per il lavoro e la necessità di un nuovo “Umanesimo”

Published by
Michele

Cari genitori, si parla spesso di lavoro che manca e di università sempre piu’ vuote. Ultimamente poi è girata sul web una classifica delle facoltà universitarie meno indicate per trovare lavoro nella società che avanza. Tale indagine statistica  è stata effettuata da Almalaurea, ottenendo i seguenti risultati.

Le 11 facoltà meno utili per trovare lavoro e le 5 migliori

Partiamo dalle facoltà che presentano meno sbocchi lavorativi:

  1. Giurisprudenza                                                                                                                                                                                                                                      
  2. Psicologia                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              
  3. Lettere                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 
  4. Scienze Sociali
  5. Lingue e  letterature straniere
  6. Scienze della comunicazione
  7. Scienze politiche
  8. Arte e design
  9. Filosofia
  10. Agraria
  11. Sociologia                                                                                

Quelle che invece sembrano assicurare un rapido inserimento nel mondo del lavoro sono:

  • Medicina e chirurgia
  • Ingegneria
  • Biotecnologie
  • Farmacia
  • Scienze statistiche

Sono anni, molti anni, che sento parlare dell’inutilità delle materie umanistiche per il mercato. Ricordo come veniva vivamente sconsigliato da tutti, anche da chi non faceva l’Università, intraprendere la facoltà di Lettere, ci sarebbe stata la pena della disoccupazione perenne, una condanna a vivere nel limbo del precariato.

Del resto come dimenticare un nostro Ministro dell’Economia, di qualche legislatura fa, che proclamò l’indimenticabile massima “Con la Cultura non si mangia”. La Tecnica ha sopraffatto il resto, e il mondo pullula di esperti chirurghi, fisici, biologi, ingegneri. Nobili mestieri, edificanti,che danno prestigio sociale e dimostrano le capacità cognitive di chi intraprende queste facoltà  (vi esorto a rivedere il discorso del professore Keating ne “L’attimo Fuggente” che fa ai suoi allievi, per destarli dal torpore di un sapere  finalizzato solo all’apprendere una professione altamente specializzata).

Educare i nostri ragazzi solo a questo,però, comporta una sterilizzazione dell’intelligenza emotiva. Insegniamo loro a produrre scienza, algoritmi che potrebbero aprire nuove frontiere. Li programmiamo a programmare. Bravi tecnici sono indispensabili, non nego questo, ma credo anche che questo, insieme alla nostra trasformazione da cittadini a consumatori, abbia annichilito il nostro spirito, la nostra ricerca interiore. Vedo emozioni massificate, stereotipate, buone per solleticare quella voce inconscia che ci mormora che noi siamo anche altro. E in questo possono soccorrerci  le materie umanistiche.

Anche le recenti procedure nelle terapie di gruppo, ad indirizzo cognitivo ( CBT, Cognitive Behavioral Therapy), si basano molto sui precetti dei filosofi antichi: Socrate, Epicuro, gli stoici. E mi permetto di consigliare un libro sull’argomento: “Filosofia per la vita e altri momenti difficili. Come Socrate & Co. possono aiutarti a stare meglio” di Jules Evans.

Il pensiero di Socrate o Nietzsche, le parole di Celine ne “Il Viaggio al termine della notte“, l’angoscia di Buzzati ne “Il deserto dei Tartari“, imparare ad emozionarsi davanti a un quadro di Caravaggio od Hopper, ci rendono esseri  più vicini alla nostra natura. In un’epoca dove le passioni vengono sempre più soffocate, trasformate, standarizzate dovremmo ricordare ai nostri figli, dopo aver finito geometria, di uscire fuori sul balcone a guardare il cielo.

E voi, cari unigenitori, come vi sentite collocati in questa realtà?

 

(Fonte: Almalaurea)

Michele

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