In Francia si continua a fare i conti con l’attentato del 13 novembre 2015, e non potrebbe essere altrimenti, la paura e lo sconforto toccano più deboli e indifesi come i bambini.
In due scuole parigine è stato adottata un’iniziativa molto interessante: l’elaborazione dello choc attraverso delle rappresentazioni teatrali.
Nelle scuole di Rue Tourtille nel ventesimo arrondissement e quella di Avenue S. Bolivar, al diciannovesimo arrondissement, vengono spiegati i fatti che hanno portato agli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, dove il più alto numero di vittime si è avuto nell’ormai tristemente famoso locale per concerti Bataclan, attraverso una rappresentazione teatrale.
Philippe Maymat, regista e coreografo, spiega le motivazioni di questa scelta: “Questi bambini sono il nostro futuro. Scegliamo storie tradizionali e attraverso loro cerchiamo di parlare del mondo d’oggi. È questa l’idea. Il fine di tutto ciò è instillare il senso civico nei bambini, lo stare bene insieme e tutto questo attraverso il teatro.”
Uno dei bambini, che ha partecipato alle rappresentazioni, ha spiegato che si sono seduti in cerchio e hanno parlato degli attentati che hanno sconvolto Parigi. Dopo averne parlato, alcuni piccoli si sono sentiti meglio. Tra i bambini, c’era chi si trovava nei pressi del teatro Bataclan in quei terribili istanti. Chi avendo assistito a tutta quella violenza, reale e non rappresentata in un videogame o in un film in tv, sulle strade dove vive la propria quotidianità, si è comportato di riflesso con i propri coetanei. La maestra Johanna Jacobi ha dato una risposta a questi atteggiamenti: “Non potevano formulare con le parole quello che sentivano e lo hanno espresso con il corpo“. Alcuni dei piccoli partecipanti hanno espresso soddisfazione per l’esperimento, poiché ognuno ha potuto dire la sua in merito e confrontarsi anche con chi aveva altre opinioni. Inoltre, come ha fatto notare Maymat, si è potuto far comprendere meglio quello che è anccaduto in quelle ore, perché spesso dimentichiamo come i bambini confondano realtà e finzione televisiva o virtuale, rischiando di non far percepire al meglio la drammaticità di alcuni eventi di grossa portata.
Una lodevole iniziativa, che sottolinea l’importanza di non chiudere i nostri figli in una campana di vetro, quando fatti di questa portata li investono direttamente.
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