Ragazza esce dal coma dopo 7 anni: “ha vinto la famiglia” – FOTO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:50
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fonte: Avvenire

Giulia Brazzo è uscita dal coma dopo 7 anni in stato vegetativo.

Giulia Brazzo è una giovane donna che è uscita dal coma dopo 7 anni in stato vegetativo. Nel 2004, a quindici anni, è entrata in coma per un aneurisma nel cervelletto.

Una ragazza esce dal coma dopo 7 anni: la storia di Giulia raccontata dal medico e dalla mamma

Operata più volte per emorragie e complicazioni, Giulia è stata agli “Anni Azzurri” di Volpiano, un luogo per la lunga degenza.  Qui la mamma ha sostenuto a sue spese la presenza giornaliera di diversi esperti: una logopedista, una neuropsicologa, un esperto di shiatzu e un’esperta in riflessologia plantare. Una scelta, quest’ultima, che ha permesso ai genitori di cogliere alcuni segnali della figlia. La mamma poi praticava di continuo il contatto pelle a pelle.

Dopo 7 anni in stato vegetativo si è svegliata.

«Ho presentato il suo caso anche al recente convegno della Sirn, la Società dei riabilitatori neurologici, per dimostrare che un trattamento a lungo termine non debba essere solo di mantenimento, ma possa mirare a migliorare la vita di pazienti come Giulia ha dichiarato Antonio De Tanti, direttore del centro di riabilitazione Cardinal Ferrari di Fontanellato, il fisiatra che che è occupato di lei dopo il risveglio.

Nei 7 anni di coma la ragazza ha ricevuto cure mirate e stimolanti senza le quali, certamente, non sarebbe mai uscita dal suo stato.

Il fisiatra ha proseguito: “il suo cervello era letteralmente un campo di battaglia devastato da complicanze neurochirurgiche di idrocefalo e ascessi… Che cosa quindi è andato bene? C’è stata una convergenza di fattori favorevoli: la competenza di ‘Anni Azzurri’ proprio sui giovani con gravissimi disturbi della coscienza, il dottor Stefano Casalino che, anche se non poteva assolutamente pensare a un risveglio, ci ha messo tutto se stesso, e soprattutto una famiglia che non ha accettato la prognosi negativa e ha insistito con forze proprie per dare alla figlia stimolazioni e fisioterapia”.

Grazie al lavoro svolto le articolazioni di Giulia non si sono bloccate. Il fisiatra ha elogiato la partecipazione e l’attenzione della mamma di Giulia, che ha sempre combattuto per la figlia.

Parlando dei genitori il medico dice: “Colgono i segnali prima di noi medici. Visitando Giulia mi sono trovato di fronte a un tardivissimo recupero della coscienza, questo mi era chiaro. Il problema era il dopo: quel riemergere della coscienza era già l’apice o solo la premessa di qualcosa di più importante? Non scordiamo che la ragazza aveva i quattro arti paralizzati, gli occhi giravano solo da una parte, non parlava… eppure quel ‘poco’ che già faceva era eccezionale, roba da pelle d’oca. Mi sono detto che quella partita andava giocata fino in fondo».

La mamma in un’intervista ad Avvenire a maggio del 2019 ha raccontato che non ha mai perso la speranza: “continuavo a parlare con mia figlia come se fosse sveglia, la vestivo ogni giorno di tutto punto, scarpe comprese. E poi fiumi di profumi, creme idratanti per tenerla bella, non un compleanno senza la festa con montagne di regali e gli amici. Quando pioveva o nevicava la portavo all’aperto perché pioggia o neve le bagnassero il viso. Tutto purché succedesse qualcosa.” Dopo 7 anni, in un giorno di febbraio del 2011, Giulia, che era entrata a 15 anni, ha mosso la mano e ha accarezzato la mamma.

A Fontanellato questa ragazza ha iniziato un percorso riabilitativo con esperti del movimento, del linguaggio, della vista e della deglutizione.

Oggi la giovane, che ha 30 anni, è molto migliorata rispetto alle condizioni iniziali: dopo un anno e mezzo dal risveglio già parlava e camminava. Oggi nuota, è fidanzata e sogna di sposarsi.

Inoltre vi avevamo raccontato anche di una sua importante impresa: ha corso la maratona di Torino grazie agli “angeli”.

giulia brazzi maratona

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De Tanti quindi vuole ricavare una lezione dal caso di Giulia: non si può per legge stabilire ‘ora stop, non c’è più recupero’, ormai c’è una ricca letteratura di casi, bisogna prevedere la possibilità di pazienti ‘ slow to recovery’, ‘lenti a recuperare’, che spesso sono proprio quelli curati bene e i più giovani. In Italia il Servizio sanitario nazionale c’è e deve garantire questo diritto: negli Usa Giulia non l’avrebbero nemmeno riabilitata, ma  importantissimo è che ci sia un team competente che si accorga se il paziente tenta di risvegliarsi: se non lo prendi subito, retrocede e lo perde”.

Il medico approfondisce: “questa storia ci dimostra due cose: mai abbassare la guardia nell’offrire la buona cura dei pazienti che ci vengono affidati. E garantire sempre la proporzionalità nei trattamenti, senza farsi condizionare da pressioni di natura economica o legislativa”.

Unimamme, cosa ne pensate di questa bella storia di cui si parla su Avvenire?