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Il luogo dove i bambini sono a maggiore rischio di contagio: lo studio

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Valentina Crea

Secondo un recente studio c’è un luogo nel quale i bambini sono sottoposti ad un maggiore rischio di contagio. Ecco dove.

Fonte Aip

Ormai è quasi un anno che il mondo intero sta cercando di combattere la pandemia causata dal coronavirus SARS-CoV-2. Per fare questo molti scienziati si sono messi all’opera per capire non solo come curare, trovare un vaccino, ma anche per cercare di scoprire come si trasmette per poter prevenire il contagio.

Numerosi studi sono stati fatti in tutto il mondo ed ancora gli studiosi stanno studiando a fondo i metodi di trasmissione del patogeno e il modo in cui essi vengono influenzati dalle caratteristiche ambientali. Oggi vi parliamo di un recente studio dell’Accademia Cinese delle Scienze e della Scuola di Scienze Ingegneristiche dell’università dell’accademia.

I corridoi stretti sono il luogo in cui i bambini hanno il maggiore rischio di un contagio

Fonte Aip

Uno nuovo studio del The State Key Laboratory of Nonlinear Mechanics ha dimostrato come camminare nei corridoi stretti aumenti sensibilmente il rischio di contagio se davanti a noi c’è una persona positiva che ha starnutito o tossito. Si è a rischio anche se si era a distanza di sicurezza e sembrerebbe che i soggetti più a rischio siano i bambini.

Per arrivare a questa conclusione, gli scienziati hanno messo a punto una simulazione di fluidodinamica che ha mostrato nel dettaglio come si muove il flusso di goccioline respiratorie alle spalle del contagiato in ambienti con varie caratteristiche spaziali.

Dopo le simulazioni gli scienziati hanno affermato che si forma una sorta di “bolla di ricircolo” esattamente dietro al busto, e una lunga scia di particelle come una coda che si estende da dietro la vita. Se le goccioline respiratorie rilasciate sono cariche di particelle virali del coronavirus chi si trova dietro viene investito da questa “nuvola” con la possibilità di essere infettato.

Fonte Aip

In un comunicato stampa, il professore a capo della ricerca ha affermato: “A due metri di distanza la scia è quasi trascurabile all’altezza della bocca e delle gambe, ma è ancora visibile all’altezza della vita”. Questo dato è importante se consideriamo l’altezza dei bambini, dato che la nuvola li raggiunge proprio all’altezza della bocca.

Ci sono due modi che vanno ad influenzare il rischio di contagio dopo un colpo di tosse:

  • La nuvola di particelle resta attaccata al corpo della persona, che la trascina dietro di sé come una sorta di zaino.
  • La nube di particelle si stacca e genera una bolla galleggiante, nella quale le particelle virali risultano molto più concentrate rispetto alla prima variante.

Il professore ha poi dichiarato: “Per la modalità distaccata, la concentrazione delle goccioline è molto più alta rispetto alla modalità attaccata, cinque secondi dopo un colpo di tosse. Questi risultati rappresentano una grande sfida nel determinare una distanza sociale sicura in luoghi come i corridoi molto stretti, dove una persona può inalare goccioline virali anche se il positivo è molto lontano davanti a noi”.

 

 

Valentina Crea

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