Una star che sfiora i trent’anni, un’eco classica che chiama da lontano, altri due set pronti a scattare. L’anno più importante di Zendaya comincia qui: non con fuochi d’artificio, ma con il respiro lungo di chi sa dove mettere i piedi.
A volte non serve vedere il traguardo per capire che la corsa sta cambiando. Con Zendaya succede questo: la vedi uscire dalla scia di Dune: Parte Due (lead vera, non cameo) e dalla carica pop di Challengers, e intuisci che la traiettoria si allarga. Dati alla mano: due Emmy come miglior attrice (2020 e 2022), un Golden Globe nel 2023, un box office che nel 2024 ha riportato Dune sopra i 700 milioni di dollari nel mondo e ha spinto Challengers oltre la soglia dei 90. Non sono medaglie da bacheca; sono leve che spostano potere creativo.
Si parla di un progetto legato a L’Odissea. A oggi, non ci sono dettagli confermati su cast, regia o calendario: nessun annuncio ufficiale, solo un’idea in circolo che la vedrebbe al centro di una rilettura contemporanea. Eppure il tempismo convince. L’Odissea è viaggio, separazioni, ritorni. È un terreno dove contano presenza scenica, ritmo interiore, capacità di tenere insieme epica e intimità. Qui Zendaya ha già fatto palestra: in Euphoria ha lavorato a registri fragili e fisici; in Dune ha tenuto lo sguardo, poi il passo, poi il comando. Non servono proclami: servono nervi saldi e immaginazione.
Arriviamo al punto, a metà strada, quando la domanda scotta: come affronti un classico di quella taglia e altri due progetti in arrivo da star alla soglia dei trent’anni? Lei lo fa restando “grounded”. Piedi per terra, lavoro ripetuto, una squadra stretta attorno. In Challengers ha seguito un training intensivo con coach professionisti (consulenza di Brad Gilbert, storico allenatore di Andre Agassi). Molti colpi in scena sono coreografati, certo, ma il corpo che regge la tensione è il suo. È un indizio metodologico: togli l’ornamento, resta l’essenziale.
Il primo è atteso e insieme sospeso: Euphoria 3 è in sviluppo, con la rete che nel 2024 ha ribadito l’impegno ma senza data d’uscita. Tradotto: lavoro lungo, riscritture, una serie che cambia pelle con i suoi personaggi. Il secondo è più sfuggente: si parla di un nuovo capitolo dell’universo Spider-Man in sviluppo presso Sony/Marvel. Al momento della stesura, non ci sono conferme definitive di cast o calendario. In assenza di certezze, vale la bussola: scegliere progetti dove può incidere anche fuori campo. L’ha già fatto come produttrice esecutiva in Euphoria e durante la lavorazione di Malcolm & Marie, girato in piena pandemia con una troupe ridotta e tempi serrati. È lì che capisci l’architettura: meno rumore, più controllo.
C’è poi il fattore carattere. Zendaya parla spesso di famiglia, di una crew storica che la tiene lucida. Dietro i red carpet impeccabili, c’è una disciplina che non fa notizia: orari, prove, appunti, riunioni di sviluppo. In un’industria che chiede di urlare, lei abbassa il volume e allinea i piani. La chiamano “relatable”, ma è solo rigore, tradotto in grazia.
Forse l’immagine giusta è questa: un set vuoto all’alba, nastro sul pavimento a segnare la traiettoria di camera. Cammini, ripeti, aggiusti il passo. Quando la nave salpa davvero — Odissea o meno — sai già dove guardare. E tu, quale strada segni sul pavimento prima di partire?
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