intelligenza dei bambiniLo studio Abecedarian Project è uno dei più importanti progetti che dimostra quanto sia fondamentale seguire i bambini, anche piccoli, nel loro sviluppo.

I primi anni di vita dei bambini sono fondamentali e sono quelli che faranno la differenza nelle loro vita da adulti. Stimolare i neonati ed i bambini più piccoli è fondamentale per la loro crescita in particolare con giochi adatti alla loro età e durante i momenti di vita quotidiana, come la pappa o il bagnetto.

Negli anni sono stati svolti numerosi studi per dimostrare questa tesi. Uno dei più citati nella storia dell’educazione, più completi ed a lungo termine è l’Abecedarian Project. Lo studio è stato svolto dal Virginia Tech e guidato dal professore e ricercatore Craig Ramey, un pioniere nella comprensione dei fattori che contribuiscono allo sviluppo cognitivo precoce nei bambini.

La ricerca ha voluto dimostrare come degli stimoli didattici mirati nei primi 5 anni di vita, possano influire in maniera importante e positiva sull’adulto. I risultati riguardano soprattutto:

  • il successo nel lavoro
  • un carattere equilibrato (non fanno abuso di sostanze o hanno dipendenze).
  • il rapporto che si va ad instaurare con i genitori.

Lo studio Abecedarian Project: a chi si rivolge ed il programma

L’innovativo programma Abecedarian è stato progettato dai ricercatori universitari in collaborazione con gli insegnanti della prima infanzia. Consiste in attività ludiche, chiamate LearningGames, che prevedono interazioni 1:1 tra insegnanti e bambini.

Questi “giochi” venivano proposti durante le attività quotidiane del bambino. Inoltre, l’attività formativa svolta è incentrata sulla socialità, sull’emotività e sullo sviluppo cognitivo (soprattutto il linguaggio).

I ricercatori hanno seguito i bambini dai 6 mesi fino all’età adulta, valutandoli quando avevano 12-15-21-30-35 anni.

Il progetto è iniziato nel 1972 e gli studiosi americani hanno preso in considerazione 100 bambini nati tra il 1972 ed il 1975, che provenivano da famiglie a basso reddito. Sono stati scelti questi bambini perché, l’obiettivo primario dello studio, era quello di andare a valutare i benefici dell’educazione nella prima infanzia per chi è economicamente svantaggiato. Questi bambini infatti sono più soggetti al rischio di ritardo nello sviluppo o al rischio di insuccesso scolastico.

I bambini che si sono offerti volontari, sono stati divisi in due gruppi, uno di controllo ed uno sperimentale. Solo quello sperimentale è stato seguito, in modo adeguato da un punto di vista didattico, per 5 anni da personale specializzato e con un intervento educativo mirato per ognuno di loro.

Risultati ottenuti a seguito dello studio Abecedarian Project

I ricercatori speravano di trovare differenze tra i due gruppi già dopo i primi mesi, però i primi risultati sono stati ottenuti dopo il primo anno di osservazione.

A 15 mesi, i bambini di Abecedarian, hanno iniziato a superare i loro pari su valutazioni cognitive e motorie.

I bambini del gruppo di controllo hanno avuto un declino nel QI dai 4 anni ed sono risultati più soggetti ad essere inseriti in programmi di educazione speciale nelle scuole elementari e medie.

Inoltre all’età di 21 anni, solo il 40% dei non partecipanti frequentava un college di 4 anni o  aveva un lavoro qualificato, rispetto a quasi il 70% dei bambini di Abecedarian.

I follow-up nello studio dimostrano che i bambini del gruppo sperimentale hanno avuto un maggiore rendimento scolastico, che si è tradotto poi in ottimi risultati accademici. Hanno così avuto maggiori probabilità di trovare un impiego stabile, di avere successo sul lavoro, di avere un buon tenore di vita ed un maggiore senso sociale.

I risultati a lungo termine dimostrano che un’infanzia di alta qualità è associata anche ad una migliore salute. I partecipanti del gruppo sperimentale hanno una salute fisica significativamente migliore rispetto ai loro coetanei. Ad esempio, tra i maschi che non avevano ricevuto assistenza all’infanzia di Abecedarian, il 25% aveva sviluppato una sindrome metabolica (come obesità o diabete), al contrario quelli del gruppo sperimentale non avevano sviluppato nessuna sindrome.

Il professore Ramey, a seguito dello studio, ha dichiarato: “I programmi didattici fanno la differenza. Serve una buona interazione fra insegnante e bambino che deve far partecipare il piccolo a diverse attività e capire quali sono i suoi bisogni. Il bimbo va stimolato con giochi, letture e dialogando con lui. Se si trattano bene le persone e si investe su di loro, quello che è stato fatto darà ottimi frutti”.

Purtroppo, ad oggi, la maggior parte dei bambini che vivono in povertà non hanno accesso a programmi educativi di qualità e gli insegnanti, figure importanti nella crescita dei bambini, non vengono tutelati e gratificati per il loro lavoro.

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Nel video che vi proponiamo, la Dott.ssa Kathleen Gallagher illustra i suoi progetti per formare bambini fisicamente, emotivamente, cognitivamente e socialmente sani.

Voi unimamme conoscevate lo studio? Siete d’accordo con i risultati?