Affido di minori, le proposte per una riforma strutturale. No a misure spot.

A seguito del drammatico caso di Bibbiano e dei Comuni della Val d’Enza, in provincia di Reggio Emilia, con l’apertura di un’inchiesta, chiamata “Angeli e Demoni“, su presunti affidi illeciti di bambini, strappati senza apparente motivo alle loro famiglie – un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana, sono arrivate proposte, peraltro già in cantiere, di riforma strutturale dell’istituto dell’affido familiare e del sistema di tutela dei minori in genere, con una revisione profonda che renda più trasparenti e veloci le procedure, nel rispetto delle garanzie processuali e del diritto al contraddittorio, sempre con l’obiettivo ultimo della protezione del minore.

Tra gli interventi più importanti c’è quello dell’Autorità garante per l’Infanzia e l’Adolescenza che ha inviato una nota in tema di diritti dei minorenni fuori famiglia a Parlamento, Governo, Regioni, Comuni, magistratura, avvocati, assistenti sociali, psicologi e giornalisti. La nota è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa che si è svolta in questi giorni a Roma. Il Garante per l’Infanzia ha spiegato di aver esaminato in dettaglio tutto il sistema di tutela dei minori in Italia, mettendone a fuoco le criticità e le potenzialità sulle quali i destinatari della nota dovrebbero intervenire con una riforma complessiva e strutturale.

Le raccomandazioni del Garante sono condivise anche dalla rete “5 Buone Ragioni” che comprende le organizzazioni che accolgono in affido i minori allontanati temporaneamente dalle proprie famiglie. Ecco cosa prevede il documento dell’Autorità.

Affido di minori: proposte di riforma

L’istituto dell’affido di minori, e la loro tutela nel complesso, necessita di una profonda riforma, soprattutto alla luce dei recenti casi di cronaca. Dovrà essere, comunque, una riforma complessiva e non ferma alla contingenza dei casi emersi. Per queste ragioni, il Garante per l’Infanzia ha inviato alle autorità, Parlamento, Governo, enti locali, magistratura e anche avvocati, un documento con una serie di indicazioni per la riforma del procedimento in materia di responsabilità genitoriale, che viene dettagliato in tutti i passaggi procedurali secondo i principi del giusto processo.

Tra i punti proposti viene indicata la necessità di disciplinare la fase di indagine del pm, quella di assicurare il contraddittorio tra le parti, l’introduzione del curatore e dell’avvocato del minorenne, la convalida degli allontanamenti d’urgenza, l’impugnabilità dei provvedimenti anche se provvisori e soprattutto termini certi e celeri, insieme alla trasparenza nell’individuazione della famiglia affidataria o della struttura di accoglienza. Poi si chiedono controlli capillari sulle condizioni dei minorenni fuori famiglia, l’introduzione di un regime di incompatibilità per i magistrati onorari e la differenziazione tra soggetti che svolgono compiti valutativi, esecutivi e di controllo.

Il Garante chiede anche la creazione urgente di un sistema informativo sui minorenni privi di un ambiente familiare, che sia comune a tutto il territorio nazionale, per monitorare il numero e le caratteristiche dei fuori famiglia, le tipologie, i tempi e le modalità di uscita del percorso di accoglienza. Nella nota si sottolinea la necessità di salvaguardare la funzione pubblica della tutela dei minorenni e di garantire la continuità degli interventi, nel coordinamento tra i diversi livelli di amministrazione coinvolti.

Inoltre, le Regioni sono state richiamate a dare attuazione alle linee di indirizzo del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per l’affidamento familiare (2012), per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni (2017) e per l’intervento con bambini e famiglie in situazione di vulnerabilità (2017).

I giornalisti, invece, vengono richiamati all’osservanza delle regole deontologiche della Carta di Treviso sull’anonimato dei minorenni coinvolti in procedimenti di affido.

“Il documento vuol rispondere all’esigenza di dare uno sguardo complessivo“, ha spiegato la Garante per l’Infanzia Filomena Albano. “Parlare di volta in volta solo di un aspetto della tutela – come ad esempio solo di comunità o di affidi oppure di allontanamento o, ancora, parlare solo di talune figure come psicologi, assistenti sociali o magistrati – rischia di dare una visione parziale che potrebbe rivelarsi controproducente”, ha sottolineato.

“Occorre garantire tutti i diritti previsti dalla Convenzione di New York: quello a crescere nella famiglia di origine e quello a essere protetti da ogni forma di violenza. In tutti quei casi in cui tali diritti appaiono risultare in conflitto l’equilibrio deve essere dato da procedure chiare, trasparenti e uniformi”, ha ribadito Albano.

bambine in affido
fonte Istock

Le proposte e le raccomandazioni dell’Autorità Garante per l’Infanzia sono condivise dalla rete 5 Buone Ragioni (#5buoneragioni), che allo stesso tempo invita la politica a non strumentalizzare il caso di Bibbiano. “Non vanno messe in discussione le misure di accoglienza e tutela che restano necessarie“, viene sottolineato.

“Sottoscriviamo in pieno le raccomandazioni sul sistema della tutela minorile formulate dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – dichiara la rete 5 Buone Ragioni -. Si tratta di richieste che le organizzazioni che accolgono in affido familiare o in comunità bambini e ragazzi temporaneamente allontanati dalla propria famiglia d’origine avanzano da anni, ma che finora sono rimaste inascoltate“. E ancora: “Da tempo chiediamo al legislatore un intervento strutturale per colmare le criticità del sistema“.

Tra le misure più urgenti, da introdurre subito, la rete 5 Buone Ragioni evidenzia la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, uno strumento indispensabile per garantire l’esigibilità dei diritti per tutti i minorenni presenti a qualunque titolo sul territorio italiano e per garantire l’omogeneità del servizio in tutte le Regioni. Viene chiesta, poi, l’istituzione di banche dati uniche (per minorenni, strutture di accoglienza e affidatari) e la nomina di un curatore speciale per il minorenne.

Inoltre, si chiede di convocare subito l’Osservatorio Nazionale Infanzia e Adolescenza per la definizione di un nuovo Piano Nazionale Infanzia. Anche la rete 5 Buone Ragioni sollecita Regioni e Comuni a recepire subito le linee di indirizzo messe a punto dal Ministero del Lavoro in materia di affido familiare e accoglienza residenziale per minorenni.

Poi si chiede di definire in modo puntuale e coordinato criteri e obiettivi delle azioni di controllo sulle strutture di accoglienza, a partire dalle funzioni istituzionali già previste dalla norme.

La rete 5 Buone Ragioni avverte che “non servono misure spot introdotte sull’onda emotiva di un caso“, quello di Bibbiano. “Condanniamo in modo assoluto qualunque reato verrà accertato dalla magistratura, ma rifiutiamo generalizzazioni e strumentalizzazioni“, spiegano i responsabili della rete. “A rischio viene messo un intero sistema – quello dell’accoglienza e della protezione – che resta necessario e grazie al quale ogni anno quasi 27mila bambini e ragazzi vulnerabili trovano accoglienza“.

La rete “#5buoneragioni” è costituita da Agevolando, Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia (Cismai), Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), Coordinamento Nazionale Comunità per Minori (CNCM), Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini. Insieme rappresentano centinaia di strutture d’accoglienza in Italia e migliaia di ragazzi e ragazze cresciuti in un contesto di accoglienza diverso dalla famiglia d’origine.

Che ne pensate di queste proposte di riforma unimamme?

Sul sito web ufficiale del Garante per l’Infanzia i dettagli della proposta di riforma della tutela dei minori.