julen inchiesta

La famiglia di Julen indagata. La vicenda di Julen si è conclusa nel modo più tragico possibile.

Come saprete, fin dall’inizio è stata avviata un’inchiesta per stabilire le responsabilità.La famiglia del bimbo caduto in un pozzo sarà inizialmente indagata per omicidio per imprudenza, crimine riconosciuto dall’articolo 142 del codice penale spagnolo.

L’inchiesta è partita dal 13 gennaio scorso, quando il bambino è scomparso e la famiglia ha assicurato che si trovava nel pozzo. Da allora sono state aperte due linee di indagine. Il primo, guidato dal Servicio de Protección de la Naturaleza della Guardia Civil, si è concentrato sulla richiesta di permessi per la perforazione del pozzo di prospezione, per accertarsi che fosse correttamente sigillato, che ci fossero le autorizzazioni. Infine un eventuale spostamento della terra avrebbe potuto causare la scomparsa del sigillo. La conclusione è stata che non c’erano i permessi, in nessun caso.

L’altra linea è quella della scomparsa di Julen. Sono stati interrogati tutti i testimoni, i genitori, la cugina del padre, il suo sposo, i proprietari del terreno, gli escursionisti che li hanno aiutati. L’indagine per ora ha preso la piega dell’omicidio colposo, ma non si esclude che possa variare. Inoltre si attendono i risultati ufficiali dell’autopsia che non arriveranno prima di un mese.

Le pene vanno da 1 a 4 anni di prigione se la colpa viene riconosciuta come grave o, se lieve da 3 a 18 mesi e una multa.

A questo dovrebbe aggiungersi una responsabilità civile che potrebbe andare in 2 modi: risarcimento ai genitori e il costo dei lavori di ricerca, non ancora quantificato.

Infine si indaga anche sul tappo di terra sotto cui era imprigionato Julen, per capire se si tratta della stessa terra del pozzo.

Il pozzo di Totalan è, purtroppo, uno dei molti pozzi illegali presenti sul territorio spagnolo. Solo nella provincia di Malaga, dove è avvenuta la tragedia, ce ne sono a migliaia, purtroppo però non si possono quantificare perché non ci sono dati ufficiali.

Greenpeace lancia l’allarme sostenendo che la riduzione del livello dell’acqua e la crescente profondità dei pozzi possono ridurre la quantità dei sali e contaminare l’acqua. I danni sono anche ambientali. L’eccessivo sfruttamento illegale dei pozzi e l’uso indiscriminato dell’acqua per lo sviluppo urbano hanno portato alla proliferazione di questi pozzi. Spesso le persone che sanno della presenza di un pozzo illegale non denunciato. Quindi Greenpeace chiede al pubblico di denunciare online, attraverso una piattaforma, questi pozzi illegali e pericolosi. Dalla tragedia di Julen le denunce sono aumentate.

Unimamme, voi cosa ne pensate degli ultimi sviluppi di questa storia di cui si parla su Diariosur?