mamma detenuta rebibbiaCarcere di Rebibbia: dopo il dramma della mamma detenuta che ha tentato di uccidere i suoi due figli gettandoli dalle scale, il ministro della Giustizia ha sospeso i vertici del carcere. Gravissimo l’altro bambino.

La decisione del Ministro, Alfonso Bonafede, è arrivata a distanza di un giorno dai fatti avvenuti ieri. Sono state sospese:

  • Ida Del Grosso, direttore della casa circondariale femminile di Roma-Rebibbia,
  • Gabriella Pedote, vice-direttore
  • Antonella Proietti, vicecomandante del reparto di Polizia penitenziaria.

Nel frattempo le condizioni del secondo bimbo di appena 2 anni, ricoverato al Bambin Gesù, sono gravissime ed è in programma “l’accertamento della morte cerebrale“.

In tanti hanno parlato del fatto che sia sbagliato detenere i bambini in carcere con le mamme. Secondo gli ultimi dati del Ministero i bambini attualmente in carcere sono 62 a fronte di 52 mamme.

Il carcere romano ha peraltro il numero più alto di donne con figli: 13 donne a fronte di 16 figli.

Normalmente i bambini fino ai 3 anni possono rimanere all’interno dei penitenziari, nelle c.d. “sezioni nido”: questo stabilisce la legge del 1975, che prevede anche la presenza di figure di specialisti nelle carceri per la salute dei bambini e delle mamme (ostetriche, ginecologi e pediatri) e l’istituzione di “asili-nido”. In realtà in questo modo i bambini condividono con le mamme la “privazione della libertà”.

Nel 2001 proprio per contrastare questo problema era stata previsto un istituto specifico, la detenzione domiciliare speciale per le mamme con figli di età inferiore ai 10 anni, che prevedeva 2 condizioni:

  • il giudice non doveva ritenere la donna in grado di reiterare il reato
  • la donna doveva dimostrare di poter garantire la convivenza del figlio.

Due condizioni, ha spiegato Susanna Marietti dell’associazione Antigone all’Huffingtonpost, difficili da realizzare. Per questo questa possibilità è stata poco utilizzata.

Dopo alcuni anni sono nati gli Icam, Istituti a custodia attenuata per detenute madri, prevedendo un più alto limite di età dei bambini : i bambini fino a 6 anni qui possono restare con le loro mamme. In Italia ne erano stati previsti 5, con lo scopo di far percepire un’atmosfera più simile a un “nido” che a una prigione, riducendo così al minimo i possibili traumi per i bambini, ma di fatto non sono attivi.

Nel 2011 è stato poi concessa la possibilità alle donne detenute con figli fino ai 10 anni, con una pena non superiore ai 4 anni e senza dimora, di essere trasferite in una “Casa Famiglia Protetta”, non carceri quindi,  ma vere e proprie case.

Al momento però, per mancanza di fondi, ne esiste solo una in Italia, ed è “La Casa di Leda” a Roma di cui vi abbiamo già parlato, nella quale al momento sono presenti 6 bambini con le loro mamme.

Insomma una situazione, quella italiana, per le donne e la mamme non proprio buona.

E voi unimamme, che ne pensate?