Se tuo figlio piange disperatamente, non scuoterlo: l’allarme degli esperti

bambino scosso

Scuotere un bambino di pochi mesi può avere conseguenze gravissime, provocando lesioni permanenti e perfino la morte. Si tratta della Sindrome del Bambino Scosso, Shaken Baby Syndrome (SBS), una forma di maltrattamento fisico in cui il bambino subisce un trauma cranico a causa di uno scuotimento violento. Brusche accelerazioni, decelerazioni e rotazioni del capo e del collo causano danni cerebrali gravissimi, per via della struttura ancora fragile del cranio e del cervello del piccolo.

Si tratta di un problema molto ben conosciuto negli Stati Uniti e contrastato attraverso campagne informative e di prevenzione. Negli Usa ogni anno 30 bambini su 100.000 nati vengono colpiti dalla Shaken Baby Syndrome.

Un fenomeno che esiste anche in Italia, ma non ci sono dati ufficiali e di cui si parla poco. Ecco perché Terre des Hommes, organizzazione internazionale a tutela dell’infanzia fondata nel 1960, ha lanciato una campagna informativa sulla Sindrome del Bambino Scosso.

Sindrome del Bambino Scosso: campagna di sensibilizzazione

La sindrome, chiamata anche trauma cranico abusivo, colpisce i bambini di pochi mesi che vengono scossi con forza. Una circostanza che solitamente si verifica quando i neonati piangono  e sono agitati e non vogliono saperne di calmarsi.

Alle volte i genitori scuotono il bambino per farlo smettere di piangere, ma si tratta di un gesto che va assolutamente evitato, perché il cervello del piccolo è ancora gelatinoso, il cranio non ben formato e lo scuotimento, anche senza rendersene conto, può causare traumi cerebrali gravissimi, con lesioni permanenti e perfino la morte.

La Sindrome del Bambino Scosso, come vi abbiamo già spiegato, colpisce di solito i bambini sotto uno o due anni di età, soprattutto i neonati.

Il periodo in cui possono verificarsi episodi di scuotimento dei piccoli è stato individuato nel cosiddetto Purple Crying, ovvero quel periodo di pianto inconsolabile che va dalle due settimane di vita del bambino fino ai tre o cinque mesi, con un picco intorno ai due mesi. In questo periodo il pianto del neonato è irrefrenabile, insipiegabile e inconsolabile e per quanto un genitore coccoli e culli il figlio non si ferma. Questa circostanza può aumentare lo stress e la tensione in genitori già stanchi e nervosi fino a compiere gesti inconsulti, come scuotere forte il bambino.

La definizione Purple è un acronimo che serve per spiegare il tipo di pianto:

  • P = picco del pianto (a due mesi)
  • U = inaspettato (unexpected), il pianto va e viene senza causa
  • R = resiste alle cure e attenzioni, non importa cosa si faccia
  • P = il viso del bambino ha un’espressione di dolore (pain like face), anche se non soffre
  • L = lunga durata del pianto, anche fino a 5 ore al giorno
  • E = il bambino piange di più nel tardo pomeriggio o alla sera (evening).

Si tratta di una fase, che prima o poi finisce. I genitori non si devono preoccupare troppo. Se il bambino durante il resto della giornata sta bene ed è allegro, può capitare che pianga improvvisamente solo alla sera. Se hanno delle preoccupazioni possono portare il bambino dal pediatra o da uno specialista.

In ogni caso, se il piccolo piange troppo, troppo a lungo e violentemente non devono scuoterlo assolutamente! Consiglio che vale anche per nonni e babysitter.

Il cervello di un bambino piccolo può essere seriamente danneggiato dallo scuotimento, perché è ancora un organo in formazione, dunque fragilissimo. Così come il cranio non è ancora sufficientemente solido. Per provocare danni ad un neonato bastano anche pochi secondi di scuotimento.

Stefania Losi, Responsabile del Servizio GAIA (Gruppo Abusi Infanzia Adolescenza) del Meyer di Firenze., spiega che i casi di Sindrome del Bambino Scosso presentano delle caratteristiche comuni: “Di solito si tratta di lattanti, che quando arrivano in ospedale possono essere iporeattivi o letargici, avere ipotonia o rigidità, presentare difficoltà respiratorie, avere convulsioni o crisi, oppure essere solo estremamente irritabili. Dalla loro storia emerge che sono bambini che hanno avuto frequenti pianti, insistenti ed inconsolabili, sonni prolungati, difficoltà ad alimentarsi, vomito, tremori, apnea“.

La Sindrome del Bambino Scosso colpisce soprattutto i neonati tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, ovvero il periodo in cui il pianto inconsolabile è più intenso e frequente. Un’età in cui il piccolo non ha il controllo del capo perché i muscoli del collo sono ancora deboli e la testa è pesante rispetto al resto del corpo. Il cervello ha una consistenza gelatinosa e se sottoposto a scuotimento si muove all’interno del cranio; mentre la struttura ossea è ancora in formazione. In un quarto dei casi si verifica il coma.

Spiega Melissa Rosa Rizzotto, medico di comunità, Centro Regionale per la Diagnostica del Bambino Maltrattato di Padova: “Quando il bambino viene scosso violentemente, la testa e il cervello in essa contenuto subiscono forze di accelerazione/decelerazione che provocano danni meccanici ai neuroni e alle fibre nervose, oltre che ai vasi sanguigni intracranici e agli occhi: questo comporta una alterazione immediata di coscienza e funzioni vitali, con difficoltà a respirare e rallentamento del battito. Se questa fase è superata e non sopraggiunge la morte del bambino, si manifestano gradualmente le emorragie cerebrali, spinali e retiniche (da rottura dei vasi) oltre che gli esiti della sofferenza ipossica acuta del cervello con un grave edema cerebrale e, a distanza di diverse settimane, anche di atrofia del cervello, con la morte dei neuroni che hanno sofferto maggiormente nella fase acuta“.

Nei casi più gravi di SBS “si può arrivare alla morte perché il movimento del cervello rispetto alla scatola cranica durante lo scuotimento provoca la lacerazione di alcune vene a ponte tra le due strutture provocando vaste emorragie che vanno a danneggiare direttamente e indirettamente il cervello“, spiega a Repubblica Cristina Cattaneo, medico legale dell’Università degli Studi di Milano.

La sindrome del bambino scosso è la principale causa di morte per maltrattamento per i bambini nei primi anni di vita“.

Viste le conseguenze gravissime a cui possono andare incontro i bambini, soprattutto quando sono molto piccoli, è stata lanciata da Terre des Hommes la campagna di sensibilizzazione sulla Sindrome del Bambino Scosso: Non Scuoterlo.it!.

Negli ospedali e ambulatori medici verrà distribuito del materiale informativo sulla Shaken Baby Syndrome ed è stato girato anche uno spot tv con l’attore Alessandro Preziosi.

Non scuoterlo.it – la campagna di Terre des Hommes contro la Sindrome del Bambino Scosso

Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes fa sapere che “tutte le strutture ospedaliere più avanzate per la diagnosi precoce del maltrattamento sui bambini ci confermano la necessità di avviare un’ampia azione informativa per la prevenzione di questa sindrome“.

Le fa eco Alessandra Kustermann, direttore del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica presso l’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano: “Educare i neo genitori a comportamenti corretti è difficile per l’isolamento in cui vivono le loro prime esperienze genitoriali. Penso che questa campagna abbia il merito di allertare i padri e le madri sul fatto banale che scuotere un bimbo per far cessare il suo pianto può avere conseguenze devastanti. Devono capire che vi sono tecniche più efficaci per calmarlo e soprattutto che possono chiedere aiuto se non ce la fanno“.

Che ne pensate unimamme? Conoscevate la Sindrome del Bambino Scosso?

Sul tema vi ricordiamo il nostro articolo: Neonati protetti: cuffiette realizzate a mano per una causa importante.

Firma: valeria bellagamba

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