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Scuola: cosa insegnano le neuroscienze su attenzione, memoria e apprendimento

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neuroscienze
Bambina (iStock)

Le neuroscienze svolgono un ruolo cruciale nell’apprendimento dei bambini. Ecco perché è necessario che la scuola ne tenga conto e aggiorni i suoi programmi didattici.

Le neuroscienze sono fondamentali a scuola

A sostenere l’importanza delle neuroscienze a scuola è un esperto di fama internazionale: Aberto Oliverio, medico e psicobiologo, professore di psicobiologia presso l’Università La Sapienza di Roma e di neuroscienze presso l’Università Pontificia Salesiana, autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche. Le neuroscienze aiutano a comprendere il modo in cui un un bambino si rapporta al mondo.

Le neuroscienze sono una disciplina che a sua volta è un compendio di discipline comprese tra la psicologia e la biologia che hanno avuto una notevole diffusione negli ultimi anni e sono fondamentali per la comprensione del funzionamento del cervello e del comportamento umano. In particolare, per quanto riguarda i bambini, per capire come si rapportano al mondo, sono da tenere in considerazione gli studi delle neuroscienze su:

  • attenzione
  • memoria
  • apprendimento

Questi tre elementi sono importanti per capire come il bambino si rapporta non soltanto al mondo della scuola ma al mondo in generale.

Per favorire l’inclusione scolastica del bambino e il suo apprendimento, oggi la scuola non può fare a meno delle neuroscienze. Secondo il professor Oliverio, pertanto, è importante che nel sistema scolastico al lavoro degli educatori si affianchi quello dei neuroscienziati, in un sinergia che migliori e completi l’offerta didattica.

Il prof. Oliverio, ricordando il lavoro di pedagogisti importanti come Maria Montessori, ricorda che il bambino ha una “forte concretezza ed è fortemente improntato alle attività motorie”. Caratteristiche di cui spesso la scuola si dimentica o tiene poco in considerazione, perché il movimento è trascurato. Inoltre, il bambino a 6 o 7 anni ha un’attenzione ridotta, che dura massimo 15 minuti, e va stimolato ma con stimoli che non siano solo verbali e tengano conto anche della multimedialità. Per quanto riguarda la memoria, il bambino tende a ricordare più quello che è associato alle emozioni e alla motricità. Quindi, accompagnare l’apprendimento ai movimenti aiuta il bambino ad imparare e a ricordare, perché consolida la memoria motoria, che nel bambino è molto forte e si fonde con la memoria del significato.

Le neuroscienze, dunque, aiutano nell’educazione dei bambini, perché consentono di comprendere alcuni principi di base del funzionamento del cervello infantile. Inoltre, aiutano ad individuare le pratiche educative migliori e più adatte, sia per i bambini che non hanno problemi sia per i bambini con problemi.

Questi concetti sono stati enunciati da Alberto Oliverio in un’intervista a Rai Scuola, di cui trovate il video sul sito web della Rai.

Che ne pensate unimmame? Trovate interessante questa disciplina?

Vi ricordiamo il nostro articolo: Il metodo Montessori ha anticipato le scoperte della neuroscienza nei bambini

Alberto Oliverio, Medico e biologo, si è occupato prevalentemente dello studio delle basi biologiche del comportamento, è professore di psicobiologia presso l’Università di Roma La Sapienza e di neuroscienze presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha lavorato in numerosi istituti di ricerca internazionali tra cui il Karolinska di Stoccolma, Il Brain Research Institute dell’UCLA a Los Angeles, il Jackson Laboratory nel Maine, il Center for Neurobiology of Learning and Memory dell’Università di California a Irvine. Dal 1976 al 2002 ha diretto l’Istituto di Psicobiologia e Psicofarmacologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. È stato direttore del Centro di Neurobiologia “Daniel Bovet” dell’Università di Roma “La Sapienza”. È autore di oltre 400 pubblicazioni scientifiche, di saggi professionali, didattici e di divulgazione.

Alberto Oliverio e le neuroscienze