“Figli unici, persone sole?”: una mamma risponde

Per necessità o scelta aumentano nel nostro Paese i figli unici. Ma unico non è sinonimo di solo.

Piedi del papà, della mamma e del bambinoHo quarantuno anni e una bimba. Avendo avuto una gravidanza complicata e essendo stata molto fortunata, probabilmente, mia figlia non avrà un fratellino o una sorellina. Mia figlia, come mio nipote e i figli e le figlie di quasi tutte le mie amiche.

Figli unici: scelta o necessità?

Oltre i motivi di salute e di età possono esserci dei comprensibili motivi economici per fermarsi ad un figlio.

Possiamo definirlo un atto di egoismo? Io non credo. Come non credo che avere due figli o tre sia necessariamente una scelta di “altruismo”. Si tratta di scelte personali, nel caso si possa fare una scelta, di adulti consapevoli. Tutto qui. Almeno per me.

Perché se è bello pensare che: “Dove si mangia in due si mangia in tre”. Sappiamo che non sempre è così, e le nostre esigenze, giusto o meno, non si fermano al mangiare e basta.

Figli unici e solitudine

La questione della solitudine dei figli unici mi ha lasciato sempre perplessa. Chiunque di noi ha conosciuto figli unici molto socievoli e simpatici e adulti,con uno o più fratelli e sorelle, con una vita sociale complicata.

Proprio perché non si tratta di una condanna. Perché figlio unico non è sinonimo di solitudine come non lo è di viziato.

Se penso al ruolo dell’amicizia nella mia vita  mi viene in mente una frase di Erri de Luca in cui dice che:  “i libri sono una vita seconda. Una seconda vita in cui tuffarsi, perdersi, trovarsi e scappare a volte”.

L’amicizia è per me la seconda famiglia. Quella che scegli per una similitudine e vicinanza di cuore e mente. Non è sangue ma forse è di più.

Le persone che scegli nella vita raccontano chi sei, per cosa ti entusiasmi,  e soprattutto cosa includi e cosa escludi nella vita. Sono la parola che ti racconta quando non ne hai proprio più, ti ricordano chi sei e perché sei proprio così. Nel bene e anche nel male.

Ed io parlo da sorella molto amata, tanto amata da essere stata assistita proprio da mia sorella minore, già mamma, al parto, e ho detto tutto.

Ancora una volta vale, secondo me, la regola dell’esempio dato. Non posso garantire a mia figlia un fratello o una sorella, e, nel caso potessi, non posso prometterle che andranno d’accordo e soprattutto che la sua vita sarà più semplice o piena per la presenza di un fratello. Posso però mostrarle che una vita spesa con gli altri è una vita migliore. Questo sì, posso farlo.

E voi unimamme, che ne pensate? Siete d’accordo con me?

Firma: Claudia Lauricella

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