“Avete mangiato? Siete puliti” la domanda di un’insegnante ai suoi alunni

Sonya Romero-Smith è un’insegnante che, ogni giorno, si occupa degli alunni meno fortunati, fornendo loro cibo, vestiti e conforto. Un esempio da diffondere!

-bambini a scuola

 

Unimamme, a volte ci troviamo a criticare con fin troppa facilità insegnanti, sistema scolastico, ecc… ignorando, magari anche senza cattive intenzioni, i seri problemi che queste persone si trovano ad affrontare, ogni mattina.

Un’insegnante di Albuquerque in Texas, con 20 anni di lavoro alle spalle, quando vede entrare in aula i suoi alunni al mattino chiede: “avete mangiato? Siete puliti?“, perché purtroppo la povertà è ben più diffusa di quel che pensiamo, anche nei Paesi Occidentali.

Per esempio il rapporto di Save the Children dell’anno scorso sull’infanzia parlava di 27 milioni di bimbi a rischio povertà, solo in Europa.

Per chi è così fortunato da non essersi mai dovuto prodigare per cercare cibo e riparo può essere difficile comprendere i contorni di una situazione così diversa dalla propria, ma che comunque ci tocca, perché questi bimbi poveri esistono, sono tra noi, sono i compagni di classe dei nostri bimbi.

I bambini delle classi della professoressa Romero Smith, per esempio, arrivano a scuola sporchi perché può essere difficile avere accesso ai bagni, agli impianti di pulizia, negli alloggi per senzatetto affollati o nei motel.

Per quanto riguarda il cibo invece a volte i buoni pasto non arrivano e, anche se lo fanno, si sa che i cibi più economici serviti alle mense per i poveri sono quelli con meno elementi nutritivi indispensabili per la salute e un corretto sviluppo dei più piccoli.

Accade quindi che gli insegnanti siano gravati di compiti ben al di là della mera educazione accademica delle menti che gli siedono di fronte. Devono affrontare innumerevoli ostacoli anche solo per assicurare che i propri alunni possano seguire le lezioni nel modo più confortevole possibile: nutriti, puliti e curati, perché non c’è nessun altro a farlo al posto loro.

“Il nostro lavoro, come insegnanti, è quello di assicurare il benessere emotivo e sociale così come quello accademico” riferisce l’insegnante che non prende sottogamba il suo ruolo di punto di riferimento imprescindibile per questi ragazzini innocenti vittime della crisi.

Quest’insegnante, Romero-Smith, aiuta i bambini a lavarsi con salviettine da bagno, a usare gli spazzolini da denti e tiene in classe persino un cassetto con calzini puliti, biancheria intima, pantaloni e scarpe di emergenza.

Il giorno più duro, per lei è stato quando le autorità hanno rimosso dalla sua classe un bimbo di 5 anni malnutrito il cui padre aveva avuto un’overdose.

“Avere un bambino di 5 anni che pregava di non essere portato via dalla polizia è stato devastante. Ricordo di aver dato a questo piccolo la prima cosa che ho trovato: un peluche che avevo in classe. Gli ho promesso che mi sarei assicurata che stesse bene e che tutto quello che volevo facesse fosse amare e prendersi cura di questo giocattolo” ricorda l’insegnante.

Incredibilmente, questo piccolo sforzo di confortare un bimbo traumatizzato ha funzionato e quando l’alunno è tornato ha riconsegnato il pupazzo rassicurando l’insegnante di non averlo mai lasciato solo.

L’impegno dell’insegnante Romero Smith però non si ferma alla scuola, perché è anche madre affidataria di due ragazze che frequentavano la sua scuola e che erano senzatetto. Il padre era finito in prigione e la loro mamma in era in prigione. Quando le ha accolte, questa coraggiosa insegnante è rimasta profondamente sconvolta dalla confusione ed emarginazione delle loro vite. Liberarsi dalla cimici, affrontare i terrori notturni, usare la toilette, imparare a lavarsi le mani, tutto ciò ha richiesto un po’ di tempo.

Questa esperienza, ancora di più, ha cementato la consapevolezza della Romero Smith della necessità di parlare di questi problemi, di sensibilizzare le altre persone su queste questioni per spingerle a intervenire.

Le loro storie devono essere condivise per spingere all’azione e al cambiamento, ma anche per mostrare una realtà che può essere difficile da comprendere dichiara la donna che aggiunge: “continuo a farlo perché so che è importante, ognuno di loro è pieno di grandezza”.

Unimamme e voi cosa ne pensate degli sforzi di questa insegnante per mostrare un po’ di compassione e umanità nei confronti di ragazzini emarginati e che la società e le istituzioni dovrebbero aiutare e curare con particolare riguardo?

Si tratta di un problema che ci riguarda tutti.

Dite la vostra se vi va.

Firma: Maria Sole Bosaia

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