Lo sviluppo emotivo dei bambini nei primi 3 anni: se non curato si rischia la psicopatia

I primi tre anni di crescita sono fondamentali per la formazione di “mappe emotive” che aiutino i nostri figli a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato!

La cultura occidentale, basata per la maggior parte sulla religione della tecnica e della scienza, rischia di sottovalutare l’aspetto emotivo nella crescita di un bambino, portandolo a una sorta di analfabetismo emotivo.

bambino perplesso

Ce ne parla Umberto Galimberti, filosofo italiano e professore ordinario all’università Ca’ Foscari di Venezia, ponendo l’accento sulle mappe emotive che servono ai nostri figli per districarsi nel mondo dei sentimenti.

Abbiamo visto come il primo anno sia fondamentale per lo sviluppo di un bambino, ma sono i primi tre anni di vita a mettere il mattone per il suo sviluppo emotivo: trascurarlo in questo periodo significa lasciargli una percezione insufficiente del proprio valore per il resto della vita.

La crescita a livello emotivo invece conduce allo sviluppo di “mappe” che orientano il bambino:

  • dagli impulsi si passa all’emozione,
  • dall’emozione si arriva al sentimento.

Si tratta di una evoluzione nella capacità di gestione della parte emotiva.

Riprendendo le parole di Galimberti: “L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede“.

Il sentimento ha una forte parte di apprendimento. La sua gestione e comprensione sono completamente affidate agli strumenti che noi adulti (genitori in primis) consegniamo ai nostri figli.

Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri.”

Se la cultura non si prende in cura questo compito e se i genitori falliscono nel sopperire alle mancanze della cultura, ecco che il bambino è perso in un mare di sensazioni che non riesce a gestire e da cui non riesce a trarre esperienza. Perché le mappe emotive servono anche a questo.

Il bambino non ha bisogno solo di tempo di qualità, ma anche di quantità. Perché la sua crescita è un processo lento fatto di momenti.

La scuola stessa dovrebbe avere un approccio più passionale verso l’insegnamento, perché è solo attraverso l’emozione che si può davvero apprendere.

bambino triste

La mancanza di mappe emotive impedisce di riconoscere il giusto e l’ingiusto, il bene e il male. La nostra società rischia di creare psicopatie emotive per noncuranza, per disattenzione verso i nostri cittadini più piccoli.

Da parte nostra, non possiamo che combattere questa deriva crescendo i nostri figli con tutto l’amore di cui siamo capaci e con il tempo che dobbiamo ritagliare per loro!

Firma: Stefano

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