Allarme meningite: dopo le due studentesse morto anche un uomo nel bresciano

Dopo i casi di meningite all’Università di Milano, il professore Roberto Burioni spiega come si può evitare che la malattia si diffonda.

vaccinazione meningite

E’ allerta meningite dopo i due casi che hanno colpito le studentesse dell’Università di Milano che sono decedute a distanza di qualche mese, ora anche un uomo sembrerebbe aver preso lo stesso ceppo di meningite ed essere deceduto dopo appena 48 ore. Si tratta di avvenimenti correlati?

Probabilmente sì e a spiegare bene che cosa è successo è Roberto Burioni, medico e docente di virologia e microbiologia, specialista in immunologia clinica, dalla sua seguitissima pagina Facebook.

Roberto Burioni: “solo vaccinando ci si può proteggere dalla meningite”

Il problema, spiega, sono i portatori sani del meningococco di tipo C che si trova nella gola di molte persone: ad un certo punto – senza alcun motivo – il batterio penetra all’interno dell’organismo di alcune persone sane causando malattie gravissime, spesso la meningite. 

“Il vero serbatoio di questo batterio non sono i malati, ma i portatori sani, come quello che ha contagiato le due ragazze milanesi; in particolare o gli adolescenti ed i giovani adulti, che da molti studi risultano essere quelli che con più “efficacia” albergano e diffondono il batterio“.

Ancora una volta c’è un’unica soluzione: il vaccino. Questo perché chi è vaccinato non solo impedisce al batterio di arrivare in gola e di dare origine a delle infezioni pericolosi, ma riduce anche il numero di portatori sani.

Roberto Burioni spiega come ridurre il numero dei portatori sani – ovvero il numero di chi inconsapevolmente “trasporta” il meningococco – significa ridurre anche la malattia.

Per questo secondo lui si dovrebbe applicare un piano vaccinale idoneo per vaccinare chi è più probabile che appunto porti il batterio, ovvero giovani e adolescenti: “Certo, dovremo forse ripensare la strategia di vaccinazione, perché se si vuole non solo diminuire l’incidenza della malattia ma anche ridurre la circolazione del germe bisognerà fare in modo che siano ben immuni gli individui dell’età giusta (gli adolescenti, che sono il serbatoio principale), e prendere in esami altri complicati aspetti, il che potrebbe portare nel tempo a rivedere sulla base dei fatti i tempi e i modi della vaccinazione”.

In realtà, il vaccino contro il meningococco di tipo C è già disponibile per i bambini piccoli (io per esempio l’ho fatto fare alle mie figlie) e per questo – visto che la fascia d’età in cui ci si ammala più facilmente è quella fino ai 5 anni – si dovrebbe prevenire: “Decidendo scioccamente di non vaccinare i vostri figli, fate un grave danno a loro ed un bel regalo al meningococco, che grazie alle vostre scelte circola con più facilità. Quindi, se non vaccinate i vostri bambini ci rimettiamo tutti perché il batterio circola: ma chi ci rimette maggiormente sono i vostri figli non vaccinati, che incontrandolo non avranno difese e potranno ammalarsi di meningite. E mentre i danni da vaccino contro il meningococco C esistono solo nelle bugie dei cialtroni, quelli della meningite sono concreti, gravi e quasi sempre irreversibili”.

Noi pensiamo che vaccinare non può essere una scelta personale ed è giusto che a volte sia anche imposta, come nel caso dei bimbi che non possono andare al nido se non sono vaccinati.

E voi unimamme cosa ne pensate?

Firma: Valentina Colmi

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