Due maestre picchiavano bambini di 3 anni all’asilo: ora in manette

Un nuovo orribile caso di abusi perpetrati in un asilo riaccende il discorso riguardante l’installazione di telecamere di sorveglianza. Ne abbiamo parlato con un avvocato.

gravi abusiUn altro caso di abusi da parte di maestre dell’asilo nei confronti dei bambini che dovrebbero accudire scuote il nostro paese.

Questa volta ci troviamo presso la scuola materna Arcobaleno dell’Istituto comprensivo Aristide Babelli di Bari santo Spirito.

Qui si sono verificati fatti molto gravi: violenze contro i bambini più indifesi. Il giudice che ha emesso i provvedimenti cautelari, facendo finire in manette le maestre di 53 e 49 anni, ha descritto un episodio in particolare, che farebbe accapponare la pelle a chiunque e, ancora di più a una mamma o un papà.

Gravi abusi in un asilo di Bari: arriveranno le telecamere di sorveglianza?

Una delle 2 maestre ha strattonato così forte una piccina da farla finire addosso a un banchetto, facendole perdere l’equilibrio e cadere in avanti. La bambina è rimasta così, esanime, sul pavimento per alcuni minuti senza proferire parola e lamentarsi.

Nel frattempo l’insegnante la ignorava e proseguiva con la sua attività.

La situazione nell’asilo Arcobaleno, soprattutto per 3 bambini di 3 anni, era orrenda: venivano presi a schiaffi, strattonati, presi a pedate e calci.

I bambini venivano continuamente sottoposti ad abusi, venivano colpiti dietro alla nuca e sottoposti a ulteriori torture fisiche e psicologiche.

Solo tra il 31 marzo e il 22 aprile, sono stati segnalati 37 episodi di questo tipo.

Per nascondere le loro riprovevoli azioni le maestre vessavano i bambini in una stanza chiusa da una porta metallica, così da non consentire a nessuno di scorgere cosa accadesse.

Come forse ben saprete non si tratta del primo e forse non sarà nemmeno l’ultimo caso di gravi maltrattamento nei confronti di bambini piccoli all’interno di istituzioni che in teoria dovrebbero proteggerli e favorirne lo sviluppo in quanto individui.

A seguito delle violenze in un asilo di Grosseto alcune mamme hanno raccolto firme per istituire telecamere di sorveglianza e proteggere così i piccoli.

A questo proposito abbiamo chiesto il parere di un esperto: l’avvocato Laura Citroni .

La Citroni ci ricorda che nel 2013 il Garante della Privacy aveva espresso il suo dissenso all’introduzione indiscriminata di webcam negli asili nido. Un asilo privato di Ravenna infatti, di sua iniziativa, aveva proposto l’adozione delle telecamere di sorveglianza per prevenire abusi, consentendo ai genitori di accedere direttamente via web.

Tra le motivazioni figurava il diritto alla privacy dei minori che non sarebbe stato adeguatamente tutelato, inoltre lo scopo di tranquillizzare i genitori non era un deterrente per limitare la libertà dei piccoli: le mamme e i papà non avevano il diritto di accedere indiscriminatamente alle immagini di tutti i bambini del nido. Tra l’altro per un problema tecnico a Ravenna era possibile accedere alle immagini da parte di chiunque.

In realtà le cose sarebbero diverse se anziché dotarsi di un sistema di webcam le strutture si dotassero di un sistema di videosorveglianza con telecamere a circuito interno. In tal modo infatti  le riprese possono essere visionate solo in caso di necessità e a seguito di segnalazioni inviate agli organi di polizia.

Di recente però è stata assegnata alla Camera una proposta di legge in merito che  imporrebbe l’obbligo di dotarsi di telecamere a circuito chiuso per garantire la sicurezza degli ospiti in strutture quali:

  • asili nido e scuole dell’infanzia, pubbliche o private
  • strutture socio assistenziali per anziani, disabili e minori in situazioni di disagio.

Noi speriamo che questa proposta venga presto esaminata in modo serio e voi unimamme cosa ne pensate? Anche perché, come giustamente sottolinea l’avvocato, “minori, anziani e disabili sono soggetti che necessitano di una tutela maggiore da parte delle istituzioni, non essendo in grado di provvedere autonomamente alla propria auto-difesa.”

Firma: Maria Sole Bosaia

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