Contratto di convivenza per coppie non sposate: ecco cosa bisogna sapere

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Le coppie conviventi non sposate possono ricorrere ad un contratto di convivenza per definire i reciproci diritti. Un accordo firmato davanti ad un notaio.

Rispetto agli anni passati sono in aumento le coppie di fatto. Non si tratta più di casi isolati, ma è una realtà consolidata che tende ad aumentare. Ci sono molte coppie che decidono di convivere senza ufficializzare la loro unione in Chiesa o in Comune. Non solo sono giovani, ma anche meno giovani che magari sono usciti da un matrimonio e non ne vogliono ripetere l’esperienza.

Spesso, quando si inizia una convivenza non si pensa agli aspetti legali. Le unioni “non ufficiali” non prevedono un elenco di diritti e doveri. Esistono, però, i contratti di convivenza che sono degli accordi scritti che consentono alle coppie non sposate di definire, a priori, alcune regole.

Il contratto di convivenza: la guida per le coppie non sposate

Per le coppie non sposate “ufficialmente”, ma che si apprestano ad affrontare una convivenza con l’acquisto di un immobile può essere utile firmare un contratto di convivenza. Il contratto va a regolare alcuni aspetti che riguardano soprattutto la gestione del patrimonio e le conseguenze sul patrimonio di un’eventuale della cessazione della convivenza.

Il contratto di convivenza viene redatto dal notaio ed è personalizzato in base alle esigenze specifiche della coppia.

Va ad approfondire ulteriori diritti e doveri oltre a quelli già acquisiti quando la coppia di fatto si registra formalmente come tale all’ufficio anagrafe del Comune in cui risiede. Ma non concede ai partner tutti i diritti acquisiti dal matrimonio come, per esempio, può essere quello inerente l’eredità, come riportato dal sito La Legge per Tutti.

Di seguito una guida per capire bene di cos’è e cosa il contratto di convivenza vada a disciplinare:

  • Cosa è la coppia di fatto

“Una coppia di fatto è quella formata da due persone maggiorenni, stabilmente legate da un vincolo sentimentale e di reciproca assistenza morale e materiale ma non da un legame matrimoniale o di unione civile e, soprattutto, che hanno fatto un’apposita dichiarazione all’ufficio anagrafe del Comune di residenza di persona o tramite posta elettronica o con fax”. Inoltre nessuno dei due deve avere un legame matrimoniale in corso. Significa che se uno dei partner è stato precedentemente sposato, per poter formare una coppia di fatto non basta la separazione legale: ci vuole la formalizzazione con l’avvenuto divorzio.

  • I diritti senza contratto di convivenza

Quando la coppia di fatto si registra all’anagrafe comunale, acquisisce alcuni diritti. Tra i quali:

  • il diritto di assistere il partner in caso di malattia o di ricovero. Significa che si ha diritto di visita e di accesso alle informazioni personali del paziente come previsto per i coniugi o per i parenti.
  • Il diritto di ricevere gli alimenti dall’ex convivente in caso di cessazione della convivenza, nel caso in cui il partner si trovi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento
  • il diritto di denunciare l’altro convivente per il reato di maltrattamenti in famiglia;
  • il diritto di visita e di affidamento condiviso dei figli nel caso di rottura del rapporto;
  • Cosa è il contratto di convivenza

Il contratto di convivenza è stato introdotto nel nostro ordinamento dalla legge Cirinnà. Si tratta di un vero e proprio contratto nel quale vengono stabiliti diritti e doveri dei due partner che decidono di vivere insieme senza sposarsi. Deve essere sottoscritto come atto pubblico a pena di nullità e può essere stipulato prima o durante la convivenza sia dalle coppie eterosessuali sia da quelle omosessuali.

  • Cosa stabilisce il contratto di convivenza

Il contratto di convivenza va a stabilire diversi aspetti e fissa determinate regole come:

  • Le modalità con cui si deve partecipare alle spese comuni o l’attività domestica ed extra-domestica.
  • L’attribuzione della proprietà dei beni acquistati durante la convivenza, a seconda del regime patrimoniale scelto.
  • Gli obblighi inerenti l’istruzione e l’educazione dei figli.
  • Il valore giuridico del contratto di convivenza

Chi sottoscrive un contratto di convivenza deve accettare tutti gli obblighi giuridici che comporta l’accordo. Violare una delle clausole può portare alla denuncia in tribunale da parte del partner che può anche chiedere un risarcimento o per ottenere che vengano rispettati i suoi diritti.

  • Quando è nullo il contratto di convivenza

Il contratto può essere nullo quando viene sottoscritto:

  • da un minorenne;
  • da una persona interdetta;
  • da una persona condannata per omicidio testato o consumato del coniuge del partner;
  • da due persone non conviventi;
  • da un notaio non certificato;
  • da chi ha già un contratto di convivenza o di unione civile;
  • da chi è ancora legalmente sposato.
  • Quanto dura il contratto di convivenza

La durata dell’accordo è pari a quella della convivenza stessa. Anche in caso di risoluzione del contratto entra in gioco il notaio o l’avvocato. Il professionista provvederà ad autenticarla.

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Voi unimamme conoscevate il contratto di convivenza? Cosa ne pensate?