Il messaggio di una dottoressa dopo la morte di una mamma anziana è virale

Una dottoressa ha scritto e pubblicato un messaggio su Facebook, spiegando come nel suo campo sia necessaria l’empatia per pazienti e famigliari.

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Il messaggio di una dottoressa dopo la morte di una mamma anziana è virale Universomamma.it

Renata Gilli è un medico che ha voluto condividere un’esperienza in cui ha mostrato la necessità dell’empatia per chi svolge la sua professione. “Promemoria per me stessa” ha raggiunto 4818 Like e 983 condivisioni, diventando, così, virale.

Una giovane dottoressa scrive un promemoria da condividere

Ecco ciò che ha scritto:

PROMEMORIA PER ME STESSA

“Qualche notte fa ero di turno in guardia medica e sono stata chiamata alle 4 per andare a casa di un’anziana signora che aveva una malattia in stadio avanzato e da due giorni respirava male. Così mi sono messa in macchina nel cuore della notte e ho raggiunto la sua casa in un paesino delle campagne cuneesi. Vi risparmio, ovviamente, i dettagli clinici e arrivo alla fine della storia. La signora è morta: stava molto male da tanto tempo, ha avuto un peggioramento negli ultimi giorni e se n’è andata. Ho visto per la prima volta questa signora poco prima che se ne andasse e in una manciata di minuti sono entrata nella sua famiglia conoscendo anche la figlia e la badante.

L’ho visitata e, subito, mi sono accorta che fosse in punto di morte. Ma la cosa strana è che altrettanto rapidamente mi sono accorta del fatto che la figlia non avesse la minima idea di ciò che stava per accadere. E così, quando è accaduto, si è scatenata, giustamente, la tragedia, consumatasi in urla e incredulità.
Questa storia mi ha insegnato due cose.
Uno. Questi signori avevano bisogno di dialogo. Volevano capire. E hanno dovuto capire tutto in pochi minuti, quando l’anziana signora, che forse non vedeva l’ora di andare via da questo mondo, se n’è andata per davvero. E così ho iniziato a farmi gli esami di coscienza, che mi faccio tutt’ora, e spero serviranno a gestire sempre meglio situazioni di una complessità simile. Fossi stato il suo medico curante, avrei dedicato abbastanza del mio tempo a questa figlia? Le avrei spiegato, con parole semplici, che potesse comprendere appieno anche lei, tutto quello che stava accadendo? Ho da poco letto il libro “Perché ci ribelliamo” di Victor Montori.

Ad un certo punto dice che per prendersi cura delle persone i medici devono permettersi di rallentare. Ecco, quindi: mi sarei concessa di prendermi il tempo che questo caso richiedeva? Spero di sì, e l’anziana signora che mi è morta fra le braccia e che forse era contenta di andare via da questa terra mi aiuterà a ricordarlo.
Due. La figlia della signora è passata, in pochissimi minuti, dal panico all’arrabbiatura alla rassegnazione alla disperazione. E poi mi ha ringraziata, per esserle stata vicino. E così ho imparato anche questo: i parenti dell’anziana signora avevano bisogno di essere accompagnati e capiti in un momento così difficile e inaspettato. Avevano bisogno di domande e di risposte. Avevano bisogno di uno sguardo e di un silenzio. Avevano bisogno, anche qui, del giusto tempo.

È vero, siamo oberati di lavoro. Si corre per star dietro ai pazienti e alla burocrazia che ci circonda. Ma voglio ricordarmi di quanto è importante riflettere su quello che mi accade, fermarmi e portarmi nella testa e nel cuore ogni pezzettino di vita (mia e degli altri) che può aiutarmi a migliorare. Di nuovo Victor Montori dice che “la cura non deve essere efficiente, deve essere elegante”: ogni tanto potrei dire che è impossibile, c’è troppo lavoro e bisogna stare dietro a ritmi disumani. Ma per favore, anziana signora che, forse finalmente, hai potuto liberarti da una sofferenza, aiutami a ricordarmi che non è così. Quella è una scusa, se voglio trovare il tempo dell’empatia lo posso fare e non mi voglio stancare mai di cercarlo.”

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Questo messaggio ha ottenuto moltissimi commenti, in tanti hanno apprezzato la necessità di un rapporto più umano in chi si approccia a un paziente. Un utente ha commentato: “leggere quanto hai scritto mi ha dato speranza”. Qualcun altro commenta che, al giorno d’oggi, è raro trovare un medico disponibile a parlare con i pazienti. Un’altra ha commentato: “un pensiero e una riflessione bellissima, non solo per la professione che copre ma carico di umanità e sensibilità verso le persone prima di tutto, bravo Dottoressa“.

Unimamme e voi cosa ne pensate di queste parole? Sicuramente l’empatia è necessaria nei medici. Perché quando una persona sta male o muore, le persone che le sono accanto stanno male con e per lei.

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