“Cosa vuol dire lavorare in terapia intensiva COVID”: l’appello di un infermiere | FOTO
“Cosa vuol dire lavorare in terapia intensiva COVID”: l’appello di un infermiere | FOTO

“Cosa vuol dire lavorare in terapia intensiva COVID”: l’appello di un infermiere | FOTO

Un operatore sanitario della terapia intensiva lancia un appello cercando di sensibilizzare con la sua esperienza sulla necessità di restare in casa mostrando i sacrifici fatti da medici e infermieri per battere il Coronavirus.

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Cosa vuol dire lavorare in terapia intensiva COVID l’appello di un infermiere FOTO Universomamma.it

Alberto Parazzoli lavora in un reparto di terapia intensiva presso l’Humanitas Research Hospital, uno degli ospedali che stanno fronteggiando con coraggio e competenza l’emergenza Coronavirus.

Infermiere mostra la realtà della rianimazione con il Coronavirus

Ecco la sua testimonianza per rendere chiaro, una volta di più, quale sia la gravità della situazione in questo momento negli ospedali milanesi.

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“Vorrei vi soffermaste su cosa vuol dire lavorare in una terapia intensiva COVID in biocontenimento (luogo dove si evita la diffusione di malattie esternamente) e in un pronto soccorso con fuori delle tende da campo per accogliere più malati “positivi” possibili
Cosa vuol dire lavorare in turni senza la possibilità di bere, mangiare e soddisfare il bisogno di minzione (fare la pipì) perché i presidi non sono infiniti e non ci si può permettere di sprecare mascherine, tute impermeabili, etc etc…
Cosa vuol dire nel giro di una settimana passare da una “vita normale” in ospedale a dover creare posti nuovi di terapia intensiva in spazi non usuali perché di “SARS-covid-2 muoiono solo gli anziani con patologia pregresse”… (CIT.)
Cosa vuol dire entrare al lavoro con una faccia e dopo qualche ora uscire con delle lesioni…perché noi vogliamo aiutare gli altri ma vogliamo farlo in sicurezza…

beh noi Infermieri, rianimatori e medici(e non dimentichiamo tutto il resto del personale che si fa in quattro per noi “italiani”: OSS, Ausiliari, tecnici di radiologia, di laboratorio, personale amministrativo, i soccorritori 112/118, etc etc ) in questo periodo magari non andiamo a fare un aperitivo, non usciamo la sera con gli amici…vorremmo…ma ci alterniamo tra lavoro e casa- casa e lavoro per dare a voi/noi il massimo dell’assistenza in questi casi.
Non chiediamo sicuramente l’elemosina e compassione ma solo un po’ di intelligenza e comprensione.
Rimanere in casa è un atto dovuto per la comunità…per l’Italia…
Rimanere in casa ci eviterà di portare al collasso un sistema sanitario che in altri paesi si sognano e che in una settimana e mezza è riuscito ad ammortizzare questa pandemia (vi garantisco ancora per poco)…
Rimanere in casa permetterà di poter accogliere tutti nei posti ad alta intensità di cure (Tema attuale che alcuni ignoranti ancora non capiscono) invece di dover fare, purtroppo, una scelta in base alle possibilità di sopravvivenza…
Per gli altri condivo il video di Fabio De Luigi che…. HA RAGIONE”.

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Le sue parole sono diventate virali con 12 545 Like e7252 condivisioni. Di seguito il video di cui parla.

Unimamme, cosa ne pensate di questo messaggio diffuso su Facebook? Noi non possiamo che ringraziare lui e tutti i suoi colleghi per il grande sacrificio che stanno facendo e condividere il suo appello.

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