Cosa succede nella testa dei bambini in quarantena? Rispondono gli esperti

Bambini in quarantena: noi genitori ci chiediamo cosa succede nella testa dei nostri figli, cosa abbiano capito e cosa pensino di quello che sta succedendo. Le risposte e i consigli degli esperti.

nella testa dei nostri figli
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La chiusura delle scuole per via del Coronavirus, inizialmente, è sembrata a tutti i bimbi una vacanza, si poteva andare al parco, in bicicletta, sull’altalena, incontrare gli amici. Poi improvvisamente la vacanza è finita e nel giro di qualche giorno la vita dei nostri figli è cambiata e si sono trovati a disegnare arcobaleni senza ben capire cosa stesse succedendo. Ecco quindi che noi genitori ci chiediamo cosa succede nella testa dei nostri figli e se hanno capito quello che sta succedendo. Questo vale soprattutto per i più piccoli che non vanno ancora alla scuola dell’obbligo e che si trovano in uno stadio pre-astratto, nel quale il pensiero logico non si è ancora sviluppato e neanche la capacità del pensiero ipotetico.

In un interessante articolo pubblicato su Internazionale, a firma Claudia Bellante, sono state raccolte le opinioni di diversi esperti, psicoterapeuti, pedagogisti, psicologi che possono aiutarci a capire i nostri figli ed evitare problemi presenti e futuri.

I bambini in quarantena: cosa pensano, cosa sentono, cosa provano e cosa possiamo fare noi genitori per loro

La prima cosa da considerare è che, come spiega la psicoterapeuta Chiara Gusmani i bambini hanno bisogno di sicurezza e di spiegazioni semplici e chiare. “Dobbiamo stare attenti a non essere incoerenti, non possiamo dire non è nulla e poi passare tutto il giorno attaccati alle notizie o parlare al telefono usando termini allarmanti.” I bambini vivono il presente, non si preoccupano per il futuro, per questo noi adulti dobbiamo essere bravi a non proiettare su di loro le nostre paure, la nostra ansia relativa al lavoro o alla salute.

Dobbiamo inoltre garantire la massima qualità della loro forma psicofisica. Simona De Stasio, docente di psicologia dello sviluppo dell’educazione all’Università Lumsa di Roma, spiega che in questo periodo i genitori devono tollerare confusione e disordine, permettendo ai bambini di usare lo spazio in libertà: “correre, andare sul triciclo, ballare. Dobbiamo garantirgli una buona dose di attività motoria perché nell’età evolutiva questo incide sullo stato psicofisico e anche sulla regolarità del sonno. Più mi muovo e seguono una dieta regolare, più mi addormento con facilità. L’irritabilità e l’agitazione vanno bene ma devono destare attenzione nel momento in cui diventano pervasive, rendendo il bambino è impermeabile anche alle aspetti piacevoli”. 

Oltretutto far muovere i bambini contrasterebbe una delle conseguenze temute di questo isolamento: l’obesità infantile.

Quando si parla di impermeabilità dei bambini, un’altra psicoterapeuta, Elisa Campagnoli, allerta i genitori spiegando come a volte vanno da lei dei genitori molto soddisfatti dei loro figli, che sembrano essere diventati meno capricciosi e più bravi: “fate attenzione non sempre questo è sintomo di benessere perché spesso i bambini mettono in campo una sorta di congelamento emotivo, il freezing che si verifica negli animali, una risposta che non è una risposta, ma uno stato di impotenza. Bisogna evitare che i nostri figli inibiscano le loro emozioni, che si responsabilizzino eccessivamente, che in un clima generale di allerta reagiscano come adulti.“

Un’altra allerta viene da Elisa Campagnola che spiega che molti genitori in questo periodo fanno fatica, “sentono di aver perso le fila, di non riuscire a stare dietro a tutto”. E i bambini? Loro hanno finalmente i genitori a casa ma non come vorrebbero. La Campagnoli ci ricorda infatti che “i bambini non tollerano la presenza-assenza. In questa circostanza più che mai è necessario fare attenzione ai loro comportamenti, osservarli. È possibile che si verificano delle regressioni a stadi precedenti che danno sicurezza. Alcuni potrebbero tornare a cercare i pelouche, il ciuccio, il biberon.”. Occorre osservarli per capirli: “I giochi che che fanno in questi giorni ci raccontano quello che vivono: mettono in scena catastrofi, guerre, richiamano la necessità di sentirsi protetti costruendo delle tende dei rifugi”. 

I genitori dovrebbero inoltre impegnarsi per trasformare momenti di noia in momenti creativi e formativi. Giorgia Lo Giudice, educatrice di una scuola dell’infanzia, spiega infatti quanto sia importante “creare una memoria condivisa di questo tempo sospeso”. Ciò potrebbe aiutare anche a contrastare la dipendenza da web, che è un rischi da non sottovalutare.

E se un genitore non riesce a capire se sta agendo bene? E’ importante chiedere aiuto. Tante, fortunatamente, le iniziative in questo senso. Diversi psicologi e psicoterapeuti si sono resi disponibili a fornire supporto telefonico o online ai genitori in questo periodo.

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In Lombardia, ad esempio, la cooperativa sociale EOS di Besana Brianza organizza. ogni sabato mattina, incontri su Facebook perché è necessario cogliere l’opportunità offerta da questa quarantena. “Oggi abbiamo davvero tutti più tempo da dedicare ai nostri figli. Si porteranno dentro la ricchezza dei rapporti profondi coltivati in questi mesi spiega Marta Beretta psicoterapeuta del centro.

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I bambini e le famiglie non sono tutti uguali, quindi il modo di vivere la quarantena cambia

Esistono però delle differenze abissali tra i bambini. Non tutti hanno una casa grande e le famiglie sono tutte diverse, come dice la pedagogista e doula Cora Erba: Non è lo stesso trovarsi chiusi in una casa con un giardino con una famiglia allargata in cui tutti si vogliono bene, e vivere in un monolocale assieme a una mamma ipocondriaca o ad un papà violento”. Una volta finita la pandemia alcuni bambini avranno dei bellissimi ricordi di questo momento, altri invece lo ricorderanno come un incubo, perché avranno vissuto ed assistito ad abusi e violenze. Basti pensare poi ai bambini hanno perso delle persone care senza poterle nemmeno salutare. Secondo Annarita Berardo psicoterapeuta dell’associazione Emdr, in generale, sono i più piccoli ad essere più a rischio, i bambini che non hanno ancora compiuto i 6 anni. “Hanno perso la loro dimensione ludica, la vita all’aria aperta, il rapporto con i pari”. 

Secondo Marta Beretta le conseguenze saranno negative soprattutto per i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, perché le scuole sono state chiuse improvvisamente e la continuità è stata lasciata in mano all’iniziativa e alla capacità tecnologica del singolo educatore.

Annarita Berardo fa un discorso a parte per i bambini con disabilità, con genitori molto preoccupati, o per bambini che hanno perso famigliari e non hanno potuto elaborare il lutto. La Berardo, che ha lavorato con i bambini colpiti dal terremoto di Amatrice, ricorda infatti che mentre i grandi avevano paura di quello che poteva arrivare dall’esterno, i più piccoli temevano quello che poteva accadere all’interno, come ad esempio potevano stare i loro genitori, le emozioni che provavano, perché madre e del padre rappresentano per loro l’ancora, il punto di riferimento, la loro fonte di sicurezza.

E voi unimamme cosa ne pensate di queste opinioni e consigli? I vostri bambini cosa pensano?

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