Mamme e lavoro: dimissioni in aumento | I motivi e i dati aggiornati

Mamme e lavoro: dimissioni in aumento in Italia nel 2019. I dati dell’Ispettorato del Lavoro.

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Mamme e lavoro: dimissioni in aumento in Italia nel 2019 – Universomamma.it

La conciliazione dei tempi di lavoro con quelli della cura dei figli è un problema di vecchia data per tante mamme italiane. La rigidità degli orari lavorativi, la scarsa applicazione del part-time, la mancanza di adeguati servizi di welfare e il costo degli asili rappresentano una difficoltà insormontabile per le famiglie che non hanno nonni a cui affidare i figli. Per non parlare poi delle discriminazioni e del vero e proprio mobbing a cui sono sottoposte le donne al lavoro quando decidono di fare figli. Questa situazione si riflette sull’occupazione femminile in Italia (il 56,2% delle donne lavora – dato Eurostat -, un tasso di attività tra i più bassi in Europa), sulla fecondità (1,29 figli per donna nel 2018, dato Istat) e sulla decisione di abbandonare il lavoro quando si diventa mamme.

Su quest’ultimo aspetto arrivano dei dati preoccupanti dall’Ispettorato del lavoro in merito alle dimissioni dei neogenitori. Cosa bisogna sapere.

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Mamme e lavoro: dimissioni in aumento in Italia

L’Italia non è un Paese per mamme lavoratrici. È una vecchia storia trita e ritrita che ogni volta ci ripresentano la statistiche sul mondo del lavoro e la maternità. Già è difficile per le donne trovare lavoro in Italia, con uno dei tassi di occupazione femminili più bassi nel mondo occidentale e tutti gli obiettivi europei mancati, ancora più difficile è essere donne lavoratrici e madri allo stesso tempo, soprattutto quando si hanno figli piccoli. Così molte donne che sono diventate mamme da poco decidono, più o meno volontariamente, di lasciare il lavoro. Occuparsi dei figli e allo stesso tempo lavorare senza il provvidenziale aiuto dei nonni è una sfida impossibile.  Spesso infatti gli asili nido hanno troppi pochi posti o sono troppo costosi per alcune famiglie. La soluzione rimane quella vecchia: la mamma sta a casa. Con conseguenze negative anche per l’economia.

In proposito l’Ispettorato nazionale del Lavoro ha pubblicato i dati sulle dimissioni dal lavoro dei neogenitori e il quadro non è confortante. Nel 2019, sono state 51.558 le dimissioni volontarie dal lavoro di genitori di bambini fino a 3 anni di età, con un incremento del +4% rispetto all’anno precedente. La maggior parte di queste dimissioni, 37.611, il 73% dei casi, riguarda le mamme. Mentre i papà che hanno lasciato il lavoro sono 13.947.

Sono i dati contenuti nella “Relazione 2019 sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri” dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, presentata in videoconferenza il 24 giugno. L’Istituto, infatti, deve dare il via libera alle domande di dimissioni presentate dai lavoratori per verificare che non ci siano irregolarità. La presunta volontarietà delle dimissioni potrebbe nascondere in realtà un obbligo imposto dal datore di lavoro. Per questo l’Istituto Nazionale del Lavoro controlla che tutto sia regolare e poi convalida l’atto. Prima dell’approvazione gli ispettori del lavoro ascoltano i lavoratori con figli sotto i tre anni, informandoli dei loro diritti di lavoratrici madri o lavoratori padri.

Nel suo report, l’Istituto aggiorna i dati sulle dimissioni di ciascun anno. “Nel corso del 2019 – si legge –  sono stati complessivamente emessi 51.558 provvedimenti di convalida, in numero leggermente superiore (+ 4%) rispetto ai 49.451 del 2018″.

I provvedimenti convalidati dall’Istituto Nazionale del Lavoro nel 2019 sono così distribuiti:

  • 49.008 dimissioni volontarie (95% dei casi)
  • 1.666 dimissioni per giusta causa (oltre il 3%)
  • 884 risoluzioni consensuali (2%)

Il 60% delle dimissioni riguardano lavoratrici e lavoratori con un solo figlio o in attesa del primo. Una percentuale significativa, il 33%, riguarda lavoratrici e lavoratori con 2 figli. Mentre quelli con più di 2 figli sono il 7%.

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I motivi per terminare un rapporto di lavoro: dalla conciliazione al mancato part-time

Tra le motivazioni delle dimissioni o risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro indicate dai lavoratori e dalle lavoratrici, la principale è “la difficoltà di conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze di cura della prole”. Questa motivazione è presente in 20.730 casi (erano 20.212 nel 2018), circa il 35% del totale (era il 36% nel 2018).

Motivazione che ricorre soprattutto nei seguenti casi:

  • assenza di parenti di supporto in 15.505casi (15.385nel 2018), pari a circa il 27% del  totale, percentuale coincidente con quella dell’anno precedente;
  • elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato (asilo nido o baby sitter) in 4.260 casi (3.907 nel 2018), pari a circa il 7% del totale, dato corrispondente a quello del 2018;
  • mancato accoglimento al nido in 965 casi (920 nel 2018), pari a circa il 2% del totale, percentuale identica a quella rilevata nel 2018.

In 20.467 casi, circa il 35% del totale, le dimissioni vengono presentate per il passaggio ad un’altra azienda. In questo caso le richieste vengono presentate in maggior numero dai lavoratori padri, 11.488, mentre quelle delle lavoratrici madri sono 8.979.

Infine, il report contiene anche i dati sulle richieste di part-time provenienti dai lavoratori con figli piccoli. Nel 2019, è stato accolto solo il 21% di queste richieste di part-time o flessibilità lavorativa. Su 2.085 ne sono state accolte solo 436. Un dato stabile rispetto a quello dell’anno precedente e un segnale evidente della scarsa sensibilità da parte dei datori di lavoro verso le esigenze di conciliazione del ruolo di genitori con la prosecuzione dell’attività lavorativa.

Per maggiori informazioni: il Report sul sito dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Che ne pensate unimamme?

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