Coronavirus e raggi ultravioletti: studio italiano conferma la relazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:40

Un nuovo studio, di origine italiana, su raggi ultravioletti e gli effetti sul Coronavirus.

coronavirus e raggi Uv
coronavirus e raggi Uv i risultati di uno studio Universomamma.it

Unimamme, molti scienziati sono attualmente impegnati negli studi circa il coronavirus, su quali siano le strategie migliori per combatterlo, cosa sia più efficace, come fermare il contagio, ecc… oltre a un possibile vaccino che dovrebbe farci stare più tranquilli. Oggi vi segnaliamo una ricerca sui raggi uv e coronavirus, condotta dall’Università degli Studi di Milano.

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Raggi Uv e coronavirus: cosa dicono gli scienziati italiani

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coronavirus e raggi Uv i risultati di uno studio Universomamma.it

Stiamo parlando di una ricerca che proviene, dicevamo, dall’Università degli Studi di Milano, il dipartimento Luigi Sacco, Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e istituto nazionale dei tumori. I ricercatori hanno preso in considerazione il rapporto tra l’andamento della pandemia e la quantità di raggi solari nei vari Paesi. Ecco come si è svolto l’esperimento:

  • sono state utilizzate inizialmente lampade a raggi Uv di tipo C, cioè quei raggi che non arrivano sulla Terra, perché bloccati dall’atmosfera
  • gocce di liquido di diverse dimensioni, droplet contenenti Sars-CoV-2 sono state posizionate sotto lampade, cercando di simulare quanto viene emesso quando si parla o si starnutisce
  • si è valutata: una dose bassa di virus (una stanza in cui vi è un positivo), una dose cento volte più alta (un soggetto con una forte carica di Covid- 19), una quantità mille volte più alta (una situazione irrealistica)
  • in tutti questi casi la carica virale è stata inattivata in pochi secondi, al 99% da una piccola quantità di raggi UvC, sono sufficienti 2 millijoule per centimetro quadrato
  • lo stesso esperimento è stato ripetuto con i raggi UvA e UvB, cioè con quelli che arrivano sulla Terra.

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A questo punto si è pensato a una correlazione tra irragiamento solare e epidemiologia del coronavirus. Si è proceduto in questo modo:

  • sono stati raccolti dati sulla quantità di raggi solari in 260 Paesi
  • il tempo era dal 15 gennaio a fine maggio

Alla fine è risultato che minore è la quantità di UvA e UvB e maggiore è il numero di infezioni. Questo studio rappresenta un’altra prova scientifica che spiega come mai, nel nostro Paese, in estate, stiamo avendo pochi contagi. In Sud America, invece è inverno e per questo stanno affrontando una situazione molto drammatica. Stando a questo studio in spiaggia si potrebbe tirare un sospiro di sollievo, ma noi ricordiamo che molti esperti, pur essendo ottimisti, sono comunque cauti. Infine, in teoria, potremmo usare lampade a raggi UV per disinfettare ambienti chiusi.

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Unimamme, cosa ne pensate di questo studio pubblicato in pre-print e di cui si parla sul Corriere della Sera?

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