“Così non possiamo curarvi”: l’appello dei medici al Ministro

Il sindacato dei medici Anaak Assume Piemonte ha scritto una lettera al Ministro dell’Istruzione Bianchi riguardo i loro figli.

bambini corrono
bambini corrono fonte: adobe stock

Unimamme, a un anno dall’inizio delle chiusure dovute all’epidemia di Covid-19 la situazione è ancora drammatica in molti Paesi, tra cui il nostro.

Il dilagare di questa malattia ha imposto nuove e più rigide restrizioni come l’istituzione di zone arancioni e arancione scuro in diverse regioni.

Questo prevede anche la chiusura delle scuole, con il problema, molto sentito, di trovare a chi affidare i propri figli non ancora autonomi.

Scuole aperte: la protesta dei lavoratori essenziali

bimba scuola
bimba scuola fonte adobe stock

Inizialmente sembrava che i figli dei lavoratori essenziali potessero continuare a frequentare le attività scolastiche, ma alla fine, dopo un tira e molla è stato precisato che solo i ragazzi con disabilità avrebbero potuto frequentare in presenza.

Ora è sopraggiunta una lettera da parte del sindacato medici Anaak Assume Piemonte indirizzata al Ministro dell’Istruzione Bianchi e riportata su La Stampa.

Ecco come comincia la missiva: “siamo uomini ma soprattutto donne medico: stiamo gestendo la pandemia da marzo negli ospedali, ora c’è la terza ondata e i nostri figli devono andare a scuola in presenza. Così noi possiamo curarvi”.

La lettera prosegue sottolineando che il 61% dei medici ospedalieri under 50 è donna. Il 78% degli infermieri, di nuovo è donna.

Non è un mistero che, nella gran parte dei casi, la cura dei piccoli gravi sulle spalle delle donne. Per il 61%, precisamente, come citato nella lettera.


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Per favore, non sprechi parole inutili per auspicare la parità di genere. Vogliamo solo che i nostri figli vadano a scuola in presenza”.

Nella lettera si aggiunge che, anche la vita dei medici è stata devastata come quella delle altre persone.

E’ notizia di ieri che abbiamo toccato 100 mila morti.

“Chi cura, se non noi? E chi vaccina, se non noi?” prosegue la lettera spiegando che i medici sono quelli che hanno combattuto la prima ondata senza strumenti di protezione, che si sono ammalati, che non hanno potuto prendere congedi o ferie, che hanno lavorato con turni massacranti e che ora subiscono anche gli insulti delle persone.

“Ora le chiediamo che i nostri figli vadano a scuola in presenza. Come possiamo lavorare con figli minori a casa e nonni non ancora vaccinati? In particolare, per le scuole d’infanzia, riaprire per i figli dei lavoratori e delle lavoratrici essenziali è semplice, perché le maestre non tengono lezioni in DAD. Ministro, perché non ci lascia fare il nostro lavoro?”.

La lettera solleva anche la questione delle vaccinazioni che tardano ad arrivare rendendo ancora più ardua la situazione dei lavoratori.

Unimamme, voi cosa ne pensate di questa richiesta?