L’Irlanda ha votato un referendum per abrogare il divieto all’aborto, i primi exit poll sono favorevoli al 68%.

Referendum sull’aborto: cosa cambia in Irlanda

Il 25 maggio 2018 potrebbe essere una data storica per l’Irlanda, come lo è stato l’esito del referendum del 22 maggio 2015 per il sì ai matrimoni omosessuali.

I cittadini della terra di smeraldo sono stati chiamati a pronunciarsi sull’aborto, scegliendo di cambiare la costituzione e abrogandone il divieto.

L’ottavo emendamento che riconosce pari diritti sia alla donna che al feto potrebbe ora essere eliminato, soprattutto stando ai primi exit poll.

Il bando irlandese all’aborto era particolarmente restrittivo, impediva infatti l’interruzione della gravidanza anche in caso di stupro o incesto, e per anomalie che avrebbero condotto il feto alla morte.

Le pene arrivavano a 14 anni di carcere, ma il divieto non si estendeva all’estero. Così, ogni anno, circa 3500 donne irlandesi andavano a praticarlo, per la maggior parte dei casi, in Inghilterra, restringendo il divieto, in pratica, solo alle donne più povere.

Il veto all’interruzione volontaria di gravidanza, presente da più di un secolo, era stata poi costituzionalmente ratificato con un referendum risalente al 1983. La lobby pro vita infatti voleva che l’aborto non potesse, in alcun caso, essere reso legale con una semplice legge ordinaria del Parlamento.

All’epoca il referendum era passato con il 66% del sostegno, ma senza specificare quando poter ricorrere all’aborto per motivi di salute. Per questo la Corte europea dei diritti umani aveva condannato l’Irlanda.

A promuovere il cambiamento è stato il nuovo premier irlandese Leo Varadkar, figlio di immigrati indiani e apertamente omosessuale che, dal suo insediamento, ha promesso alla popolazione un referendum sull’aborto.

Se vincerà il sì proporrà subito una legge in Parlamento a favore del diritto all’aborto fin dalle prime 12 settimane di gravidanza ed estendibile in casi particolari, come in altre legislature europee tra cui Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Italia.

Mentre tutti i partiti irlandesi si sono schierati a favore del sì o comunque hanno lasciato libertà di coscienza all’elettorato, insieme ad artisti, scrittori e cantanti, e Google ha vietato qualsiasi forma di pubblicità elettorale sulla propria piattaforma, mentre Facebook ha bloccato quelle provenienti dall’estero, la campagna anti abortista ha ricevuto il sostegno dei militanti americani.

Gli anti abortisti hanno usato messaggi molto estremi con cartelloni dove i feti imploravano di non essere abrogati e con scritto: “aborto licenza di uccidere”.

Naturalmente favorevole al no all’abrogazione dell’ottavo emendamente figurava anche la Chiesa. A ledere però l’influenza della Chiesa, negli ultimi anni, ci sono stati gli scandali su pedofilia e abusi compiuti dal clero a scuola o negli istituti religiosi.

L‘Avvenire riporta il parere di Breda O’Brien, editorialista dell’Irish Time che ha ricordato che oltre la compassione per le donne ci deve essere anche quella per  “i bambini nel grembo materno, vulnerabili, e che hanno bisogno di cure, di amore, di attenzione. È piuttosto bizzarro che per essere compassionevoli si rompa la relazione di vita tra madre e figlio” e “per quelle donne che rifiutano l’aborto e affrontano la gravidanza anche in situazioni difficili. A donne abusate e che hanno portato avanti lo stesso la gravidanza non è stato consentito di parlare durante incontri pubblici, al contrario di chi invece ha praticato l’aborto. Che compassione è questa?”.

A ogni modo, come accennato i primi exit poll danno la vittoria del sì al 68%. Quasi il 90% di coloro che hanno votato in favore dell’aborto libero ha tra i 18 e 24 anni, mentre il no ha prevalso tra chi ha oltre 65 anni.

Inoltre ha votato oltre il 70% degli aventi diritto quindi il referendum è stato un successo.

Se i risultati saranno poi confermati in un Paese in cui comunque vi è ancora un’enorme influenza cattolica si registrerà un cambiamento di portata storica, già avviato nel 1995 con l’introduzione del divorzio.

Tantissime persone sono tornare in patria per esprimere il loro voto, su Twitter spopolava l’hashtag #hometovote dove gli irlandesi condividevano il viaggio intrapreso. Ci sono persone che hanno preso un volo da Buenons Aires, chi dal Vietnam o addirittura dall’Australia.

In tutto si calcola che 35 mila espatriati siano tornati per il referendum.

Con la nuova legge quindi l’Irlanda si allineerebbe ad altre nazioni europee.

La nostra legge 194 garantisce il diritto alla libera scelta e la possibilità per le donne di ricorrere all’aborto in tutti i casi in cui una donna può realisticamente ritenerlo necessario, certo poi c’è il problema dei medici antiabortisti che negano la pillola, ecc.., ma questo è un altro discorso.

In Gran Bretagna, invece l’aborto è depenalizzato: si può abortire entro 12 settimane se c’è pericolo, fisico o psicologico, per la vita della mamma, previo parere di 2 medici.

Anche in Germania l’aborto è ancora considerato un reato ed è praticabile nei casi in cui la salute fisica e mentale della donna venga minacciata. Dal 2010 le donne devono obbligatoriamente partecipare a una seduta di counseling psicologico prima di abortire.

A Malta e nel principato di Andorra l’aborto è ancora vietato.

Unimamme, voi cosa ne pensate del risultato di questo referendum?