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Anna Maria Franzoni (NICO CASAMASSIMA/AFP/Getty Images)

Anna Maria Franzoni è libera: ha scontato la pena. La donna giù ai domiciliari torna in libertà.

È finita la detenzione per Anna Maria Franzoni, la donna condannata per l’uccisione del figlioletto Samuele, avvenuta nel 2002 a Cogne, in Valle d’Aosta – quello che tutti conoscono come il delitto di Cogne – è tornata in libertà. La pena è stata scontata. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Una decisione che sta facendo discutere, ma per i termini di legge e grazie anche ad uno sconto per buona condotta, la pena a cui era stata condannata è terminata.

Anna Maria Franzoni è libera: pena terminata

Annamaria FranzoniTutti ricordano il delitto di Cogne, il brutale assassinio di un bambino di soli 3 anni, Samuele Lorenzi, morto a seguito di violentissime percosse nella mattina del 30 gennaio 2002. Una vicenda che scosse profondamente l’opinione pubblica e portò il piccolo paese della Valle d’Aosta al centro delle cronache.

Dell’omicidio del piccolo Samuele fu accusata la madre, Anna Maria Franzoni, una donna di origine emiliana che con il marito abitava in Valle d’Aosta. Il delitto diventò presto in un caso mediatico sensazionale, per l’impatto emotivo del caso e per il dibattito pubblico che si aprì sulla responsabilità della madre del bambino. Quella mattina del 30 gennaio 2002, infatti, Anna Maria Franzoni era in casa da sola con Samuele e l’altro figlio maggiore, Davide. Il marito era al lavoro e la donna ha sempre detto di essersi assentata pochi minuti da casa per accompagnare il figlio maggiore alla fermata dello scuolabus, vicino casa, e di aver trovato il piccolo Samuele che “vomitava sangue”. Il bambino in realtà aveva profonde ferite al capo, chiari segni di percosse violente.

In un primo momento la donna aveva chiamato il suo medico di famiglia, che nel soccorrere il bambino aveva purtroppo alterato la scena del delitto. Agli investigatori era apparso immediatamente chiaro che il bambino, morto poco dopo essere stato soccorso, era stato aggredito violentemente. Non poteva aver avuto un malore o essersi ferito così gravemente da solo, nemmeno nell’ipotesi di un attacco epilettico con urto contro una superficie dura e appuntita.

I sospetti caddero subito sulla madre, Anna Maria Franzoni, anche perché in quella tragica mattina nelle vicinanze della casa di famiglia, una villetta singola, non è stata accertata la presenza di nessuno e un’aggressione da parte di estranei nei pochissimi minuti in cui la donna si era allontanata da casa per accompagnare l’altro figlio alla fermata dell’autobus non sarebbe stata possibile.

Alcune incertezze nelle indagini, per via dell’alterata scena del delitto e soprattutto il grande clamore mediatico attorno alla vicenda, divisero gli italiani in colpevolisti e innocentisti. Clamore mediatico a cui Anna Maria Franzoni non si sottrasse, anzi ne approfittò per ottenere il consenso dell’opinione pubblica.

A seguito di una tormentata vicenda giudiziaria, con cambio di avvocati, Anna Maria Franzoni fu condannata per l’uccisione del figlioletto Samuele. La sentenza definitiva venne pronunciata il 21 maggio del 2008 dalla Corte di Cassazione. Alla Franzoni fu comminata una pena di 16 anni di reclusione. La Cassazione confermò la sentenza della Corte d’Appello, che aveva riconosciuto le attenuanti generiche, mentre in primo grado la donna era stata condannata a 30 anni. La donna fu reclusa nel carcere di Bologna.

Ora Anna Maria Franzoni è tornata libera, i 16 anni di reclusione si sono ridotti a meno di 11 per effetto dei tre anni di indulto e della concessione dei giorni di liberazione anticipata per buona condotta, sul presupposto della partecipazione all’opera di rieducazione e di reinserimento nella società. Un detenuto, infatti, può ottenere fino a 45 giorni di liberazione anticipata per ogni semestre di detenzione, inclusa quella domiciliare.

Anna Maria Franzoni, comunque, aveva lasciato il carcere di Bologna già nel 2014, dopo 6 anni di reclusione, grazie alla concessione della detenzione domiciliare a Ripoli Santa Cristina, sull’Appennino bolognese, dove nel frattempo si era trasferita con la famiglia. In seguito, alla donna era stata concessa anche la possibilità del lavoro esterno in una cooperativa sociale e alcuni permessi per stare a casa con i figli. Anna Maria Franzoni, nel frattempo, aveva avuto con il marito un terzo figlio, Gioele, nato a fine gennaio 2003, un anno esatto dopo la morte di Samuele.

Così Anna Maria Franzoni è tornata libera, dopo 6 anni di reclusione in carcere e 5 di detenzione domiciliare ma con diversi permessi per uscire e lavorare.

Anna Maria Franzoni si è sempre dichiarata innocente. “Da un lato sono contenta, dall’altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io“. Queste sarebbero le parole pronunciate dalla donna parlando alle persone a lei vicine, dopo la notifica della fine della pena dal Tribunale di Sorveglianza. Così riporta l’agenzia Ansa. Anna Maria Franzoni, dunque, continua a negare di aver ucciso il figlioletto Samuele.

Che ne pensate di questa vicenda unimamme?