Cancro al seno: perché è difficile ritornare alla normalità dopo le cure

cancro al seno

Le donne malate di cancro al seno devono affrontare un percorso molto difficile, fatto di sfide, cure impegnative e dolorose, sofferenze psicologiche oltre che fisiche. Se la malattia è dura, tuttavia, anche dopo la guarigione le difficoltà restano, soprattutto per quanto riguarda il ritorno al lavoro, per molte impossibile.

Cancro al seno: tornare al lavoro dopo la guarigione

Il cancro al seno è ancora il big-killer numero uno delle donne, come abbiamo visto. Anche se la mortalità è in calo e le cure migliorano, il tumore al seno rappresenta il 28% delle neoplasie femminili ed è quello che uccide di più le donne.

Se sul fronte di prevenzione e cura l’impegno è massimo, bisogna anche tenere conto della situazione successiva alla guarigione e delle conseguenze fisiche, psicologiche e sociali. Infatti, se sempre più donne in Europa sopravvivono al cancro al seno, molte di loro non riescono a tornare al lavoro dopo la guarigione. Non per colpa loro, ma per la scarsa sensibilità e la mancanza di sostegno da parte dei datori di lavoro. Vengono discriminate le donne incinte, non sorprende che lo siano anche le donne malate di tumore.

Uno studio realizzato dal settimanale inglese The Economist, con il supporto di Pfizer, e pubblicato in occasione del mese di consapevolezza sul tumore al seno, segnala che nel 2012 in Italia su un totale di 1 milione di sopravvissuti al cancro in età lavorativa, 274mila sono stati licenziati, costretti al pensionamento o alle dimissioni. Numeri che fanno riflettere.

In Italia l’incidenza cancro al seno è piuttosto alta: sempre nel 2012 si sono registrati 162,9 casi per 100.000 donne, piazzando il nostro Paese al sesto posto in Europa. Un dato maggiore rispetto a quello degli altri Paesi dell’Europa meridionale, dove la media del tumore alla mammella è di 102,4 casi per 100.000 donne.

In Italia, nel quinquennio 2007-2012, sono state complessivamente colpite da tumore al seno 209.000 donne.

Nel frattempo, nel nostro Paese sono aumentate le donne tra i 40 e 65 anni che lavorano, una percentuale cresciuta dal 45,7% del 2005 al 57,6% del 2015. Si tratta proprio della fascia di età in cui è più alto il rischio di ammalarsi di cancro al seno.

Sono pochi i dati disponibili sul numero delle donne lavoratrici tornate al lavoro dopo essere guarite da un tumore al seno, anche se i dati sono in linea con quelli degli altri Paesi europei: le donne che tornano al lavoro a due anni dalla malattia sono il 77,9%.

Lo studio dell’Economist cita, poi altri due studi sulle donne che non riescono a tornare al lavoro dopo essere guarite dal cancro al seno:

  • uno studio del Favo-Censis del 2012, che segala che su 1 milione di sopravvissuti al cancro 274.000 sono stati costretti a lasciare il lavoro;
  • una ricerca “Tumore e Lavoro” di Europa Donna Italia del 2015, che riporta i seguenti dati:

su 122 donne in età lavorativa colpite da tumore al seno:

  • la metà aveva avuto problemi nel tornare al lavoro,
  • il 24% ha avuto problemi ad esercitare i propri diritti o era stato penalizzato sul lavoro.

Negli altri Paesi europei, il tasso di ritorno al lavoro per le donne che sopravvivono ad un tumore al seno è del:

  • 43% dell’Olanda, un anno dopo la diagnosi;
  • 57% della Germania, a 1,5 anni dalla diagnosi;
  • l’82% di Francia, 3 anni dalla diagnosi, e Inghilterra, 1,5 anni dalla diagnosi.

Nella sua ricerca Europa Donna Italia ha rilevato che:

  • l’81,4% delle donne intervistate ha riferito “di aver vissuto una profonda interferenza della malattia nell’attività lavorativa“,
  • mentre il 53,8% ha ammesso “di aver incontrato difficoltà e problemi nella ripresa della propria attività lavorativa dopo la malattia“.
  • inoltre, il 69% delle intervistate ha dichiarato “di non aver chiesto alcuna agevolazione per il proprio contratto di lavoro, al rientro in azienda dopo la malattia”.

Voi unimamme che ne pensate? Avete mai avuto esperienza diretta o indiretta di questa situazione?

Firma: valeria bellagamba

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