“Cosa succede quando fate visita a un neonato senza il permesso della mamma”

Una mamma racconta cosa è successo quando la suocera le ha fatto visita nella 1° settimana dal parto.

andare a trovare una neonata

Unimamme, con un nuovo arrivo in famiglia tutti i parenti e gli amici fanno la coda per fargli visita, non sempre però tutto questo viene gradito dalla mamma.

Una mamma e la prima visita della suocera

Una mamma blogger  Laura Grace Weldon di Geek Mom, ha deciso di condividere la sua esperienza.

“Mi dedico alla famiglia allargata su entrambi i lati. Mia suocera e il suocero hanno vissuto con noi per 10 anni, i miei figli hanno fatto lavoretti a mano per i parenti, continuo ad ospitarli quando ci sono le vacanze.

Ma ho imparato ad avvertire tutti di lasciarci da soli per almeno una settimana dopo la nascita di un bimbo.

Sono diventata tassativa su questo dopo che mia suocera ha ignorato la mia supplica a lasciarci del tempo per noi

Ecco cosa è successo.

Tre giorni dopo la nascita del nostro primogenito lei ha lasciato un messaggio in segreteria, lei stava arrivando. Ora.

Io e mi marito ci stavamo abituando al nuovo cerchio che avevamo fatto per mamma, papà e bimbo.

Benjamin per noi era una meraviglia con occhi che suggerivano (lo giuro) un’antica saggezza.

Questa volta era la nostra iniziazione nella vita di famiglia. Per me era sacro come lo sono le esperienze che cambiano la vita. Non volevo infangarlo con conversazioni educate con stupidi cliché come: “mi sembri in forma”.

Ero esausta e spossata, come può esserlo il primo post partum. Avevamo aspettato 9 mesi per vedere questo bambino. Inoltre io dovevo gestire un dolore alle mammelle, sonno interrotto, un livello di estrogeni che è sceso da 100 a 1000 nella prima settimana post gravidanza.

Conoscono moltissime altre mamme che hanno lottato per connettersi dopo la nascita. Non io. NOn mi sentivo nemmeno remotamente socievole.

Quando mia suocera è arrivata, il mio proposito si è sciolto un po’. Mentre si chinava a baciare sulla guancia il nostro piccolo le sue rughe sul viso incrociavano le corde del cuore.

Stava guardando la sua discendenza, un bimbo che sarebbe vissuto al di là del suo tempo.

La mia tenerezza, comunque, è evaporata istantaneamente quando l’ha preso dalle mie braccia con la destrezza di un ladro.

I suoi polsi profumati lo cullavano da vicino. Ha cominciato a gemere quasi istantaneamente ma lei rifiutava di restituirmelo.

“Conosco i bambini” ha detto cercando di rassicurarmi. Non ero rassicurata.

I suoi occhi si increspavano in modo precario. Lei l’ha appoggiato sulla propria spalla, il suo prezioso volto contro il suo maglione che avevano, non vi prendo in giro, finte decorazioni di strass pressate contro la pelle.

Io mi sono subito precipitata per riprendere il bambino, ma invece di ridarmelo lei si è girata e ha cominciato a farlo andare su e giù camminando nella parte opposto della stanza.

Ora il bambino stava davvero piangendo. Strillando. Quelle grida disperate che attivano ogni nervo nel corpo di una mamma.

I peli del braccio mi si sono rizzati, anche il mio scalpo.

La mia bocca si è aperta e un ringhio ha minacciato di esplodere.

Non avevo mai sperimentato una reazione tanto primaria, un’ondata di energia che trascende l’emozione.

Mi sono avvicinata a lei con la ferocia di una mamma grizzly e sono riuscita a sputare fuori qualche parola invece di un ringhio.

“Ho bisogno di riavere il bimbo ORA o non sono responsabile di cosa dirò”.

Lei, che mi aveva dato il soprannome di “dolce bambina” dal primo appuntamento col figlio, mi ha guardata shockata. Lei non aveva idea che, in quel momento di post partum, ero prossima ad affondare i denti nel braccio.

Ho afferrato mio figlio che urlava, sono corsa in camera da letto e ho chiuso la porta. L’adrenalina scorreva dentro di me. Allattarlo ci ha calmati entrambi, ma non completamente.

Sono rimasta lì finché non se n’è andata. Quando mio marito ha cautamente girato il pomello e ha leggermente aperto la porta ho capito che aveva un po’ paura di me.

Sono sicura che avrei potuto gestire meglio la situazione.

Onestamente anche lei avrebbe potuto. So che l’incidente ha insegnato a mio marito la necessità di fare tutto il possibile per preservare i confini della nostra famiglia nella prima settimana, capacità essenziali visto che abbiano avuto altri 3 bambini, con problemi medici seri.

Mi ha insegnato che niente è più potente dell’impulso di una neomamma di essere con suo figlio.

Mi domando se ci sia una morale per la mia storia. Non far visita a un bebè se una mamma ti chiede, urgentemente, di farlo.”

Unimamme, cosa ne pensate di questa storia raccontata su Geek Mom?
Anche voi avete avuto esperienze simili?

Noi vi lasciamo con 9 regole d’oro per andare a trovare una neomamma.

Firma: Maria Sole Bosaia

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