Eleonora bambina tetraplegica
La piccola Eleonora con il papà (Screenshot video Le Iene)

Eleonora, la bambina tetraplegica dalla nascita riceverà, dopo 10 anni, un primo risarcimento per un errore commesso durante il parto

Per il parto andato male 10 anni fa Eleonora da allora è tetraplegica, cieca ed epilettica dalla nascita. La vicenda è stata riportata all’attenzione del pubblico, qualche giorno fa, dalla trasmissione “Le Iene”. Durante la puntata sono stati sentiti i genitori, l’avvocato difensore Mario Cicchetti di Rieti, i dirigenti dell’UlSS 5 Polesana e le due ginecologhe coinvolte nel caso.

Il processo penale si era concluso con la prescrizione del reato di lesioni colpose gravissime. In sede civile si era però giunti ad una condanna, diventata esecutiva lo scorso settembre, ma ancora non era stato programmato il risarcimento.

Il risarcimento è necessario per permettere alla piccola tutte le cure e l’assistenza necessarie, in quanto la famiglia spende mensilmente circa 5000 euro per assistere la piccola Eleonora e, per poter seguire al meglio la figlia, i genitori sono stati costretti a licenziarsi e a spendere tutti i lori risparmi. Inoltre, non riescono neanche a pagare l’affitto, rischiando, purtroppo, lo sfratto per morosità.

Eleonora, la bambina tetraplegica: l’ospedale condannato al risarcimento

Il direttore generale dell’UlSS polesana, Antonio Campostella, ha annunciato che la famiglia potrebbe ricevere una prima tranche di circa 3,4 milioni di euro, sui 5,1 totali riconosciutigli dal Tribunale di Rovigo, a titolo di risarcimento. Ha dichiarato infatti che l’UlSS ha da subito collaborato con le compagnie assicurative per velocizzare i tempi del risarcimento:”Proprio perché conosci della sofferenza patita dalla famiglia, subito dopo la pronuncia della sentenza l’UlSS ha intrattenuto costanti rapporti con le compagnie assicuratrici Am Trust e Lloyd’s e con i rispettivi avvocati, per ottenere il pagamento delle somme riconosciute alla mamma e alla bambina”.

I genitori di Eleonora, Davide e Benedetta, non sono però disposti ad accettare. Attraverso il loro avvocato difensore esprimono tutto il loro rammarico per la vicenda: “Per dieci anni abbiamo sofferto, non ci cambia aspettare ancora un anno. I 3 milioni e mezzo non li prendiamo perché elemosina non ne vogliamo, preferiamo rimanere umili e con tutte le difficoltà“.

Anche per noi, unimamme, la vicenda non può che lasciarci senza parole.