Unimamme, oggi vi raccontiamo una storia che potrebbe inquietarvi un po’, si tratta di una vicenda capitata a una mamma e a sua figlia, una storia che merita di essere conosciuta in modo che altri genitori non facciano lo stesso errore.

Una mamma condivide una tragedia sfiorata

“Sto per perderla,

ho sentito un rumore dal bagno, l bagno dove mia figlia stava cantando l’ABC e mi aveva urlato: “ho quasi finito di pulire, mamma”. L’ho lasciata nel bagno vuoto per pulire i suoi giocattoli, mentre vestivo il suo fratellino nella stanza da letto al di là del corridoio.

Azioni e cose ordinarie che avevamo fatto un milione di volte prima.

Qualcosa non mi sembrava giusto nel rumore. Era un suono troppo tranquillo per essere un rumore. Rumori forti sono sempre un buon segno con i bambini. La calma no.

Lei era curva sulla vasca vuota, le sue braccia e le sue mani distese nel panico, la sua testa spinta in avanti e la bocca aperta.

Il rumore proveniente dalla sua bocca era troppo tranquillo.

Ho afferrato il suo corpo bagnato e l’ho capovolta, colpendo la sua schiena. Di nuovo e di nuovo. Ho conficcato il mio dito nella sua bocca e non ho sentito niente.

Potevo vedere l’angoscia sul suo volto e questo mi confondeva. Sapevo che stava soffocando, ma per cosa? I giochi del bagno non erano piccoli abbastanza per stare nella sua bocca.

Non metteva nemmeno i giochi in bocca. Non l’aveva mai fatto, nemmeno da bambina.

Le sue labbra erano blu.

Stavo per perderla.

Mi sono messa a correre, con la mia bambina nuda tra le mie braccia, ho corso senza scarpe. Ho gridato al mio bambino piccolo:”rimani dove sei, la mamma torna subito”.

Ho corso.

Ho corso e ho gridato più di quanto abbia mai fatto prima. Correvo e gridavo: fuori di casa, attraverso il giardinetto, attraverso il vialetto di accesso dei miei vicini e su per le scale fino alla loro porta. Correvo e gridavo perché sapevo di aver bisogno di aiuto. Urlavo e correvo perché non sapevo dove fosse il mio telefono e avevo bisogno che qualcuno chiamasse il 911.

Urlavo e correvo perché avevo bisogno che qualcuno salvasse la mia bambina.

Stavo per perderla.

La signora T., la nostra amata vicina di casa e babysitter, mi ha sentito gridare. Stava per aprire la porta mentre il mio pugno si abbatteva su di essa.

Penso che stia soffocando, non riesce a respirare. Per favore mi aiuti.

Mentre cadevo in avanti la signora T. ha afferrato mia figlia. I suoi piedi erano bianchi. Le sue labbra erano blu. Il suo rumore era troppo tranquillo.

È stato necessario un altro colpo e il gioco è uscito dalla sua bocca. Il gioco non era uno di quelli da bagno. Il gioco che non sapevo si trovasse in bagno. Il gioco con cui mia figlia di 3 anni e mezzo ha giocato per dozzine di volte senza mai metterlo in bocca nemmeno una volta.

Il gioco le è entrato in bocca e si è bloccato in gola. Il gioco l’ha quasi uccisa.

Lei ha esalato un respiro sfinito e ha cominciato a tossire. Il bellissimo color pesca è tornato nei suoi piedi e sulle sue labbra. Mi ha guardato e ha iniziato a piangere.

Ho afferrato il suo piccolo e tremante corpicino con tutto ciò che avevo.

Non l’avevo persa.

Ma avrei potuto. Sarebbe potuta finire in modo molto diverso. Avrei potuto impiegarci di più a capire cosa stava accadendo. La mia paura mi avrebbe potuto bloccare corpo e mente. Una risposta bio meccanica molto verosimile.

La mia straordinaria vicina poteva essere fuori.

Tutti i miei straordinari vicini (vicini che sono ex EMTS e pompieri) potevano essere via.

Io avrei potuto perderla.

Non sto scrivendo questo perché mi fa piacere rivivere quei terrificanti momenti. Quelli saranno continuamente nella mia testa molto a lungo, perseguitando i miei pensieri di giorno e i miei sogni di notte.

Sto scrivendo questo perché voglio che anche voi lo sentiate. Voglio che anche voi sentiate il panico che ho avvertito io e voglio che facciate qualcosa al riguardo.

Non tutti i genitori sono così fortunati da avere una vicina che ha più di 35 anni di esperienza in rianimazione cardio polmonare ed esperienza di primo soccorso.

Non ogni genitore ha un pompiere o un ex pompiere che vive al di là della strada. Non ogni genitore vive in un vicinato con una stazione dei pompieri in fondo alla strada o persone specializzate in pronto intervento che possono arrivare in tempo per salvare una bambina che sta soffocando.

Non ogni genitore sa fare la rianimazione cardio polmonare e competenze di pronto soccorso che possano salvare la vita dei figli.

Non tutti i genitori, me inclusa.

Se voi avete fatto la babysitter quando eravate più giovani potreste saperlo fare. Se avete deciso di seguire qualche corso per il vostro primogenito, potreste saperlo fare. E, come me, quei se potrebbero risalire a 8, 10, 15, 25 anni fa.

Spero che voi leggiate questo con il cuore che pulsa forte e con le lacrime negli occhi. Spero che tiriate un sospiro di sollievo sapendo che mia figlia sta bene e spero che proseguiate la giornata con le mie parole che vi tormentano i pensieri.

Spero che controlliate subito il vostro telefono, computer, tablet, alla ricerca di un corso di rianimazione a cui iscrivermi.

Spero che non dobbiate mai usarlo. Spero che sappiate come farlo in caso dobbiate.

Io non l’ho persa.

Io mi sono iscritta a un corso in novembre, per favore fate così anche voi.

Vi imploro.”

La mamma che ha scritto questo messaggio tiene un blog chiamato Out of the Nutshell.

Voi mamme siete rimaste colpite dal suo post? Conoscete le manovre di pronto intervento?

Lascereste mai, anche per meno di un minuto, solo in bagno vostro figlio o figlia così piccoli?

Noi vi lasciamo con un altro disperato messaggio di una mamma che ha lasciato la figlia piccola da sola in bagno.